Sotto la Basilicata, ormai è cosa nota, esiste un patrimonio immenso costituito dai barili di petrolio. Cifre che, se attualizzate, chessò attraverso una maxi cartolarizzazione con le “sette sorelle”, porterebbe l’Italia nell’olimpo delle nazioni virtuose, economicamente salde e progredite. Si otterrebbe un progresso “istantaneo” migliaia di volte più rapido di quello galoppante delle nazioni emergenti come Cina ed India (per esempio) ma senza spremere nel sangue la popolazione, senza violare i diritti di alcuno. Il tutto dovuto solo al dono di una terra aspra, sempre difficile, ricca di suo. Invece no, strano a dirsi, questa semplice equivalenza “ricchezze naturali- benessere del popolo” non viene vista da nessuno. Succede così che la “coltivazione” dei pozzi, che poi significa estrazione e vendita del greggio, venga affidata alle compagnie petrolifere di tutti i continenti non si sa bene con quale ritorno. Forse siamo a corto d’informazioni, ma sembra che meno del dieci per cento del valore del barile “estratto” vada allo Stato ed alle Amministrazioni Locali. Quando il barile costava 36 dollari (pochi anni fa) erano 3,6 US$. Oggi, che di dollari ne vale centoquarantacinque, sarebbero poco meno di 14,5 US$ dollari. Ma per le compagnie che “estraggono”, essendo i costi di coltivazione pressoché invariati, il guadagno netto è aumentato di oltre 100 dollari a barile. Abbiamo commesso qualche errore di calcolo? Allora, perché vengono lasciati ai “privati” questi enormi guadagni che potrebbero ben alleviare le fatiche e la situazione di di Nicola Piccenna molti? E l’operato dei cosiddetti “privati”, desta a volte interrogativi. Il 26 aprile 2005, “Gas della Concordia S.p.A.” cede a “Intergas Più s.r.l.” una sfilza di permessi di estrazione in pozzi di idrocarburi sparsi per l’Italia (mare e Basilicata compresi). In tutto o in percentuale, Intergas Più diventa titolare dei permessi estrattivi: Castel di Lama, Masseria Grottavecchia, Misano Adriatico, Monteardone, Masseria Petrilli, Monte Verdese, Sant’Andrea, Torrente Ceone, Torrente Cigno, Scanzano, San Basilio, San Mauro, Masseria Acquasalsa, Lucera, Fornovo di Taro, San Teodoro, A.C. 19 PI: oltre ai permessi di ricerca per altri sei o sette “siti”. Quanto valgono queste “coltivazioni”? Nell’atto di “cessione di ramo d’azienda” del 26 aprile 2005 vengono elencate le attività relative al “ramo” da cedere che ammontano ad euro 12.746.884,30 e le passività pari ad euro 1.566.884,30. Per cui Casari Roberto, “presidente e legale rappresentante di Gas della Concordia S.p.A., al presente atto espressamente autorizzato dal Consiglio di Amministrazione della predetta società del 14 febbraio 2005... e Rinaldi Maurizio in qualità di amministratore unico e legale rappresentante della Intergas Più s.r.l...”, sottoscrivono che “il prezzo di compravendita è convenuto e stabilito fra le parti in complessivi euro 11.180.000,00... detto prezzo sarà corrisposto dalla cessionaria alla cedente entro trenta giorni dalla presente stipula”. Non c’è motivo di dubitare che la scadenza sia stata onorata, anche perché la cessionaria era completamente controllata, con il 100% del capitale, dalla cedente e lo stesso Rinaldi Maurizio sottoscrive il verbale del CdA di Gas della Concordia in qualità di amministratore e segretario. Che intreccio intrecciato! Ma ciò che suscita qualche domanda è l’atto che “Roberto Casari, presidente e legale rappresentante di Gas della Concordia S.p.A., in forza dei poteri conferitigli dal Consiglio di amministrazione della predetta società in data 14 febbraio 2005” sottoscrive in data 4 maggio 2005; otto giorni dopo la cessione di cui innanzi abbiamo detto. In questo atto, la società di diritto inglese “Mediterranean Oil & Gas Company plc” acquista l’intero capitale della Intergas Più s.r.l. pagando il valore nominale che è pari a diecimila euro. Ora, da che mondo è mondo, si sa che le società sono dei soci che ne possiedono il capitale. Vorrà forse significare che gli inglesi hanno pagato diecimila quello che era costato mille volte tanto solo otto giorni prima? E come è possibile che nel medesimo verbale di consiglio di amministrazione (14 febbraio 2005) si deliberi al punto “1) conferimento dei poteri per il perfezionamento della cessione del ramo d’azienda E & P (quello di cui abbiamo detto, ndr) alla società Intergas Più s.r.l.” ed al punto 2) conferimento dei poteri poteri per il perfezionamento della cessione dell’intero capitale sociale della Intergas Più srl alla società Mediterranean Oil & Gas Company plc”? E come si spiega che il primo passaggio avviene per una cifra mille volte superiore al secondo? Certo per i soci della “Mediterranean Oil & Gas Company plc” sarà stato un affarone, ma chi sono? Negli atti notarili non si evince molto, mentre nel verbale del 14 febbraio 2005 c’è una pista: “controllata da Transcontinental Resources Group”. Forse qualche organismo preposto avrà gli strumenti per approfondire questi aspetti singolari del passaggio all’estero di proprietà e controllo dei diritti di sfruttamento delle risorse del sottosuolo italiano. La cosa non è banale e gli amministratori di “Gas della Concordia S.p.A.” lo sanno bene. Infatti in data 2 marzo 2005 inviano al “Ministero della Attività Produttive, Direzione Generale per l’energia e le risorse minerarie – Unmig” una richiesta avente per oggetto: “Autorizzazione preventiva trasferimento quote di titolarità di titoli minerari mediante cessione di ramo d’azienda dalla società Gas della Concordia S.p.A. Alla società Intergas Più s.r.l.”. Ed il preciso Direttore Generale invocato, in data 25 marzo 2005 risponde: “questa amministrazione, esaminati gli atti, autorizza preventivamente i richiesti trasferimenti alle condizioni stabilite nella bozza dell’atto di cessione di ramo d’azienda. Il provvedimento definitivo verrà emanato dopo che sarà stata inviata copia autentica dell’atto di cessione”. Puntualmente il 30 giugno 2005, arriva il decreto di autorizzazione definitiva dei trasferimenti richiesti. “Vista... Vista... Vista... Visto... Visto l’atto di cessione di ramo d’azienda dalla Società Gas della Concordia S.p.A. Alla Società Intergas Più s.r.l. autenticato dal Dott. Giorgio Perrotta notaio in Roma... Decreta...”. Ma come, fra tante cose viste e considerate, doveva mancare proprio il passaggio alla società estera Mediterranean Oil & Gas Company plc, controllata dall’altra società Transcontinental Resources Group (che potrebbe immaginare non proprio nostrana, ndr) del controllo delle attività minerarie che per passare da Gas della Concordia a Intergas Più (che è sempre di Gas della Concordia) richiedono tante formalità ed autorizzazioni? Ma, come se non bastassero cotanti interrogativi, spunta l’ultima chicca fra i documenti allegati all’atto di acquisto di Intergas Più da parte degli anglosassoni: “Finanziamento relativo all’offerta per il ramo d’azienda. La società ha assicurato il finanziamento attraverso la sottoscrizione di azioni e di obbligazioni convertibili da parte di Mizuho International plc e Stark Investment (UK) Limited nei termini indicati nel Term Sheet del 10 gennaio 2005. Al fine di finanziare il pagamento della Caparra Confirmatoria di cui è richiesto il versamento alla data della firma dello SPA (?!?, ndr) nonché di completare l’acquisizione sulla base dello SPA, la società ha proposto di stipulare un contratto di sottoscrizione di azioni ed un contratto di sottoscrizione di obbligazioni convertibili con Mizuho International plc, Stark Investment (UK) Limited e possibilmente una terza parte trustee dei titoli convertibili”. Eccetera eccetera eccetera... Come fa la Gas della Concordia S.p.A. a trattare le condizioni per il finanziamento dell’offerta per il “ramo d’azienda” in data 4 maggio 2005, quando se l’era venduto alla Intergas Più in data 26 aprile 2005? E come mai accetta questo pagamento fatto da sottoscrizione di azioni e obbligazioni quando con la Intergas Più aveva già concordato il pagamento in contanti a 30 giorni? Gas Della Concordia S.p.A. (oggi COOPGAS s.r.l.) è interamente controllata da CPL Concordia Soc. Coop., per così dire pienamente integrata nella galassia “UNIPOL-Cooperative rosse”. Ma questi vorticosi passaggi societari non accadevano nel pieno della scalata di Unipol a BNL? E non erano quelli i tempi in cui bisognava racimolare qualche miliardo di euro? Eh sì. Il petrolio, liquido maleodorante, untuoso, nero, di grande valore. (tratto da "Il Resto" del 12 luglio 2008 - pag. 2)
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sabato 24 gennaio 2015
venerdì 18 gennaio 2013
Breve storia del più ricco giacimento petrolifero d'Europa: Quegli enormi interessi che ipotecano il futuro ed anche il presente (2a puntata)
Nomi, date e autorizzazioni sull'oro nero lucano
(A.D. 2007)
Se n’è parlato molto, poi è
arrivato persino il sequestro preventivo e probatorio del cantiere,
ma qualcosa ancora necessita di approfondimenti. Si tratta della
concessione della licenza di ricerca di idrocarburi deliberata dalla
Giunta regionale della Basilicata a favore della Intergas Più s.r.l.
La domanda più immediata è del perché la giunta al completo ed
all’unanimità abbia concesso la citata autorizzazione. O, per
essere precisi, quali approfondimenti sulla Intergas Più siano stati
effettuati prima di consentirgli di perforare e indagare sul
sottosuolo lucano. Non è cosa banale, la scoperta di un eventuale
giacimento comporta la conoscenza precisa di informazioni “sensibili”
di estrema delicatezza e, venalmente, di grande valore. È pur vero
che già nel passato, per i giacimenti scoperti e messi in
produzione, le mille domande (monotone) sulla consistenza delle
risorse disponibili nel ricco sottosuolo lucano e (persino) sulle
quantità di petrolio estratto e destinato via tubo alla raffineria
di Taranto sono rimaste senza risposta.
Il “Project jack up information memorandum” in cui
sarebbero contenuti i patti e gli accordi con Gas della Concordia
S.p.A. E l’affare s’ingrossa!
Ma qualche volta bisognerà pur
cambiare registro, non vi pare? Intanto scopriamo che la “Intergas
Più srl” è posseduta da una compagnia inglese dal nome
significativo “Mediterranean oil & gas plc” che ne ha
acquistato l’intero capitale sociale di 10.000 euro (alla data
dell’atto: 4.5.2005). Prezzo d’acquisto 10.000 euro. Almeno così
si legge nell’atto del Dr. Arrigo Roveda notaio in Milano. La quote
cedute sono “interamente libere, esenti da oneri, vincoli, gravami
pregiudizievol, pegni, sequestri, pignoramenti, diritti reali di
godimento, diritti di terzi in genere...”. Sì, ma quanto valgono?
Pochi giorni prima della vendita, la società che deteneva il 100%
del capitale Intergas Più, gli aveva ceduto un intero “ramo
d’azienda”. Il 26 aprile 2005, presso il notaio Dr. Giorgio
Perrotta in Roma, “Gas della Concordia S.p.A.” cedeva a Intergas
Più srl, sua controllata, il ramo d’azienda costituito da 5
“permessi di ricerca” e 17 “concessioni di coltivazione”
sparsi qui e là in Italia (mari e Basilicata compresi). Sembra di
capire, dagli atti sino ad ora esaminati, che i diritti di
sfruttamento di 17 giacimenti petroliferi e di ricerca in altri 5
siti ricchi di idrocarburi siano passati di mano per 10 mila euro. Ma
la cosa è più complessa. Si capisce leggendo il testo in inglese,
allegato all’atto notarile firmato dal notar Roveda, che autorizza
Mr. Anthony Trevisan ad acquistare la Intergas Più. Si parla di un
“meeting del 7 gennaio 2005” in cui si sarebbe deciso di
acquistare una partecipazione in una nuova società che avrebbe
ricevuto degli “assets” da Gas della Concordia S.p.A. In pratica
le citate licenze di ricerca e di coltivazione (che in soldoni
significa estrazione di petrolio a 100 dollari il barile, ndr). Poi,
si legge, dell’esistenza di un “Project jack up information
memorandum” in cui sarebbero contenuti i patti e gli accordi con
Gas della Concordia S.p.A. E l’affare s’ingrossa. Eh sì, perché
spunta fuori un intero capitolo dedicato agli aspetti finanziari. Per
garantire i fondi necessari per l’acquisizione si mettono in piedi
complessi strumenti finanziari. Si parla delle azioni e di
“convertible notes” (una specie di bond ad uso interno, ndr) che
verrebbero sottoscritte da “Mizuho International plc” e “Stark
Investment ltd” secondo i termini sottoscritti in apposito “term
sheet” il 10 gennaio 2005. Poi si menziona la disponibilità di
terze parti ad entrare nell’affare attraverso l’emissione di
“bond convertibili” e spuntano la Med Oil ltd e la
Transcontinental Investment Pty ltd che palesano la possibilità di
estendere l’affare con l’ingresso nel mercato della Libia. Già,
sembrava un permesso di ricerca in Basilicata e diventa un crocevia
di interessi e società internazionali. Tutto del valore di 10 mila
euro? Poco probabile. Resta da accennare alla proprietà della Gas
della Concordia S.p.A., già British Gas RIMI S.p.A. Oggi la società
risulta cessata per incorporazione. L’incorporante si chiama
Coopgas srl da non confondere con la Coop Gas srl (scritto con uno
spazio fra coop e gas, ndr) che è una sua controllata e oggi
incorporata. Ammettetelo, vi gira la testa, ma siamo all’arrivo.
Chi controlla la Coopgas srl, già Gas della Concordia S.p.A., già
British Gas RIMI S.p.A.? Una cooperativa, una semplice cooperativa
che beneficia delle agevolazioni fiscali riservate alle cooperative.
Si chiama CPL Concordia Soc. Coop. e fra la innumerevoli società da
essa controllate o partecipate per un giro di capitali di miliardi di
euro, spunta la rete delle cooperative, delle immobiliari, delle
associazioni artigiane, delle banche. Un solo nome per riassumere il
giro d’affari, legittimo per carità, UNIPOL. Interessi di miliardi
(di euro) in cui alla Basilicata non resta che qualche briciola e,
forse, nemmeno all’Italia resta granché. Ma questo non possiamo
dirlo, certamente la giunta regionale che ha autorizzato la Intergas
Più srl ad effettuare le ricerche di nuovi pozzi avrà fatto le
verifiche del caso e, magari, potrà spiegare quali vantaggi porta
alla Basilicata l’intenso sfruttamento delle risorse minerarie.
Diecimila euro di capitale (oggi elevato a 6 milioni) sono un
discreto gruzzolo per cedere agli inglesi 17 “permessi di
coltivazione”.
Un solo nome per riassumere il giro d’affari, legittimo per carità: UNIPOL.
Interessi di miliardi (di euro) in cui alla Basilicata non resta che qualche briciola
Interessi di miliardi (di euro) in cui alla Basilicata non resta che qualche briciola
Sarebbe utile sapere cosa c’è
scritto nel “Project jack up information memorandum” e magari nei
memorandum riservati (se ce ne fossero) con la Total, l’Eni, e le
altre compagnie petrolifere che facilmente ottengono permessi,
autorizzazioni ed accoglienza nella nostra ospitale Basilicata. Vero
presidente De Filippo?
(2. Continua)
Michelangelo Calderoni
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lunedì 14 gennaio 2013
Breve storia del più ricco giacimento petrolifero d'Europa (1a puntata)
Nomi, date e autorizzazioni sull'oro nero lucano:
quegli enormi interessi che ipotecano il futuro...
ed anche il presente
(A.D. 2005) Sono due le società che hanno fatto richiesta alla Direzione Generale per l’Energia e le Risorse Minerarie (UNMIG-F3-Roma) per avere un permesso di ricerca di petrolio e gas nel territorio della provincia di Matera e in quello della provincia di Potenza. Il permesso di ricerca che riguarda l’area materana è stato inoltrato dalle società Rigo Oil Company Ltd e Nettis Impianti spa di Acquaviva delle Fonti (Bari); quello che ha per oggetto l’area potentina è stato presentanto dalla società Gas della Concordia spa. Quindi la Direzione generale per l’Energia il 15 maggio 2003 ha inviato alla regione Basilicata una nota con cui si chiede di esprimere “…formale intesa in ordine alle due istanze denominate Montalbano e Serra San Bernardo”. La Giunta regionale lucana all’unanimità (Filippo Bubbico, Erminio Restaino, Giovanni Carelli, Carlo Chiurazzi, Cataldo Collazzo, Gaetano Fierro, Donato Salvatore) il giorno 22 febbraio 2005 delibera di “esprimere, subordinatamente al rispetto delle prescrizioni e delle condizioni indicate dal Dipartimento dell’Ambiente, l’intesa della regione Basilicata per il permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi denominato Montalbano, in provincia di Matera, e Serra San Bernardo in provincia di Potenza; di far obbligo di sottoporre a successiva intesa i progetti esecutivi degli interventi previsti nel programma dei lavori”. La Giunta esprime il suo parere favorevole tenendo conto di una determina dirigenziale dell’Ufficio compatibilità Ambientale che stabilisce di “… escludere dalla procedura VIA (Valutazione Impatto ambientale) le istanze di permesso prodotte sia dalla società Rigo Oil Company sia dalla Gas della Concordia spa con prescrizione di: 1) sottoporre alla fase di screening tutte le attività di ricerca previste nel programma lavori, diverse dal pozzo esplorativo; 2) sottoporre a Valutazione il pozzo esplorativo; 3) stabilire in due anni il giudizio positivo di esclusione della procedura VIA”. Inoltre il Gruppo di Lavoro istituito per il controllo dei permessi di ricerca di idrocarburi ha ritenuto “che si possa rilasciare l’intesa per il rilascio dei permessi di ricerca Montalbano e Serra San Bernardo, previa acquisizione del parere dell’ufficio Energia di conformità della richiesta al Piano Energetico regionale”. E l’Ufficio Energia il 28 settembre 2004 comunica che “sotto il profilo di politica energetica regionale il conferimento del permesso di ricerca in questione è compatibile con il Piano energetico regionale”. Il permesso di ricerca denominato Montalbano ha per oggetto il territorio dei Comuni di Montalbano Jonico, Pisticci, Stigliano, Tursi; il permesso di ricerca chiamato Serra San Bernardo riguarda i Comuni di Acerenza, Brindisi di Montagna, Cancellara, Forenza, Oppido Lucano, Potenza, Tolve, Vaglio di Basilicata, Pietragalla. A questo punto è utile capire - in modo sommario - il contesto in cui s’innestano i due permessi di ricerca d’idrocarburi sopraccennati. Oggi, aprile 2005. il 90 per cento del territorio lucano è interessato da perforazioni di pozzi, da permessi di ricerca, di coltivazione e da istanze di permessi di ricerca. Di conseguenza è possibile definire la Lucania come la regione dell’Unione europea con un notevole potenziale petrolifero. Il giacimento comprende le concessioni di tre titoli minerari: la Volturino conferita per il 45% all’Eni e per il 55% alla Enterprise Oil; la Caldarosa conferita solo all’Eni; la Grumento Nova conferita per il 71% all’Eni e per il 29% all’Enterprise Oil. La produzione annuale estratta da 42 pozzi e 26 postazioni - non ancora tutti produttivi - collegati dalle “pipeline” (tubazioni) al centro oli di Viggiano (Pz) raggiungerebbe un picco di 104000 b/g (barili al giorno) nel 2003 per poi decrescere fino al 2024 ai 20000b/g. Grazie a tale risorsa, con un incremento del 108% si raddoppierebbe la produzione nazionale e s’incrementerebbe del 20% quella europea. Il petrolio subisce un primo processo di raffinazione al Centro Oli di Viggiano denominato MonteAlpi, ampliato in tre tempi con una superficie di 6 ettari e una capacità di raffinazione di 104000 b/ g. Altro importante giacimento, ancora in fase di strutturazione è quello di Tempa Rossa che comprende la concessione Gorgoglione conferita alla società Total Fina Elf per il 50% e alla Mobil per il 25%. La produzione annuale, estratta da 7 pozzi collegati dalle “pipeline” al Centro di Viggiano, dovrebbe raggiungere la punta massima di 47000 b/g nel 2005 per poi decrescere fino al 2042. Il contributo dell’estrazione di Tempa Rossa sommato a quello della Val d’Agri dovrebbe determinare un incremento del 160% annuo della produzione nazionale, coprendo il 7% del fabbisogno dei consumi italiani. Il petrolio dovrà essere raffinato da un centro Oli, non ancora realizzato, nel Comune di Corleto Perticara, con una capacità di 50.000 b/g. Il petrolio raffinato a Viggiano viene trasportato a Taranto - per essere ulteriormente raffinato e quindi arrivare sul mercato petrolifero nazionale e internazionale - tramite un oleodotto di 51 cm di diametro, della portata di 150000 b/g, lungo 136 chilometri di linee interrate. Il tracciato Viggiano –Taranto si snoda così: Grumento Nova, Montemurro, Armento, Guardia Perticara, Corleto Perticara, Missanello, Aliano, Stigliano, Craco, Montalbano Jonico, Pisticci, Bernalda, per il tratto lucano; e poi Ginosa, Castellaneta, Palagiano e Massafra per le tubazioni in Puglia. (1. Continua)
firma: Michelangelo Calderoni
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