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venerdì 18 gennaio 2013

Breve storia del più ricco giacimento petrolifero d'Europa: Quegli enormi interessi che ipotecano il futuro ed anche il presente (2a puntata)


Nomi, date e autorizzazioni sull'oro nero lucano

(A.D. 2007)
Se n’è parlato molto, poi è arrivato persino il sequestro preventivo e probatorio del cantiere, ma qualcosa ancora necessita di approfondimenti. Si tratta della concessione della licenza di ricerca di idrocarburi deliberata dalla Giunta regionale della Basilicata a favore della Intergas Più s.r.l. La domanda più immediata è del perché la giunta al completo ed all’unanimità abbia concesso la citata autorizzazione. O, per essere precisi, quali approfondimenti sulla Intergas Più siano stati effettuati prima di consentirgli di perforare e indagare sul sottosuolo lucano. Non è cosa banale, la scoperta di un eventuale giacimento comporta la conoscenza precisa di informazioni “sensibili” di estrema delicatezza e, venalmente, di grande valore. È pur vero che già nel passato, per i giacimenti scoperti e messi in produzione, le mille domande (monotone) sulla consistenza delle risorse disponibili nel ricco sottosuolo lucano e (persino) sulle quantità di petrolio estratto e destinato via tubo alla raffineria di Taranto sono rimaste senza risposta.

Il “Project jack up information memorandum” in cui sarebbero contenuti i patti e gli accordi con Gas della Concordia S.p.A. E l’affare s’ingrossa!

Ma qualche volta bisognerà pur cambiare registro, non vi pare? Intanto scopriamo che la “Intergas Più srl” è posseduta da una compagnia inglese dal nome significativo “Mediterranean oil & gas plc” che ne ha acquistato l’intero capitale sociale di 10.000 euro (alla data dell’atto: 4.5.2005). Prezzo d’acquisto 10.000 euro. Almeno così si legge nell’atto del Dr. Arrigo Roveda notaio in Milano. La quote cedute sono “interamente libere, esenti da oneri, vincoli, gravami pregiudizievol, pegni, sequestri, pignoramenti, diritti reali di godimento, diritti di terzi in genere...”. Sì, ma quanto valgono? Pochi giorni prima della vendita, la società che deteneva il 100% del capitale Intergas Più, gli aveva ceduto un intero “ramo d’azienda”. Il 26 aprile 2005, presso il notaio Dr. Giorgio Perrotta in Roma, “Gas della Concordia S.p.A.” cedeva a Intergas Più srl, sua controllata, il ramo d’azienda costituito da 5 “permessi di ricerca” e 17 “concessioni di coltivazione” sparsi qui e là in Italia (mari e Basilicata compresi). Sembra di capire, dagli atti sino ad ora esaminati, che i diritti di sfruttamento di 17 giacimenti petroliferi e di ricerca in altri 5 siti ricchi di idrocarburi siano passati di mano per 10 mila euro. Ma la cosa è più complessa. Si capisce leggendo il testo in inglese, allegato all’atto notarile firmato dal notar Roveda, che autorizza Mr. Anthony Trevisan ad acquistare la Intergas Più. Si parla di un “meeting del 7 gennaio 2005” in cui si sarebbe deciso di acquistare una partecipazione in una nuova società che avrebbe ricevuto degli “assets” da Gas della Concordia S.p.A. In pratica le citate licenze di ricerca e di coltivazione (che in soldoni significa estrazione di petrolio a 100 dollari il barile, ndr). Poi, si legge, dell’esistenza di un “Project jack up information memorandum” in cui sarebbero contenuti i patti e gli accordi con Gas della Concordia S.p.A. E l’affare s’ingrossa. Eh sì, perché spunta fuori un intero capitolo dedicato agli aspetti finanziari. Per garantire i fondi necessari per l’acquisizione si mettono in piedi complessi strumenti finanziari. Si parla delle azioni e di “convertible notes” (una specie di bond ad uso interno, ndr) che verrebbero sottoscritte da “Mizuho International plc” e “Stark Investment ltd” secondo i termini sottoscritti in apposito “term sheet” il 10 gennaio 2005. Poi si menziona la disponibilità di terze parti ad entrare nell’affare attraverso l’emissione di “bond convertibili” e spuntano la Med Oil ltd e la Transcontinental Investment Pty ltd che palesano la possibilità di estendere l’affare con l’ingresso nel mercato della Libia. Già, sembrava un permesso di ricerca in Basilicata e diventa un crocevia di interessi e società internazionali. Tutto del valore di 10 mila euro? Poco probabile. Resta da accennare alla proprietà della Gas della Concordia S.p.A., già British Gas RIMI S.p.A. Oggi la società risulta cessata per incorporazione. L’incorporante si chiama Coopgas srl da non confondere con la Coop Gas srl (scritto con uno spazio fra coop e gas, ndr) che è una sua controllata e oggi incorporata. Ammettetelo, vi gira la testa, ma siamo all’arrivo. Chi controlla la Coopgas srl, già Gas della Concordia S.p.A., già British Gas RIMI S.p.A.? Una cooperativa, una semplice cooperativa che beneficia delle agevolazioni fiscali riservate alle cooperative. Si chiama CPL Concordia Soc. Coop. e fra la innumerevoli società da essa controllate o partecipate per un giro di capitali di miliardi di euro, spunta la rete delle cooperative, delle immobiliari, delle associazioni artigiane, delle banche. Un solo nome per riassumere il giro d’affari, legittimo per carità, UNIPOL. Interessi di miliardi (di euro) in cui alla Basilicata non resta che qualche briciola e, forse, nemmeno all’Italia resta granché. Ma questo non possiamo dirlo, certamente la giunta regionale che ha autorizzato la Intergas Più srl ad effettuare le ricerche di nuovi pozzi avrà fatto le verifiche del caso e, magari, potrà spiegare quali vantaggi porta alla Basilicata l’intenso sfruttamento delle risorse minerarie. Diecimila euro di capitale (oggi elevato a 6 milioni) sono un discreto gruzzolo per cedere agli inglesi 17 “permessi di coltivazione”.

Un solo nome per riassumere il giro d’affari, legittimo per carità: UNIPOL.
Interessi di miliardi (di euro) in cui alla Basilicata non resta che qualche briciola

Sarebbe utile sapere cosa c’è scritto nel “Project jack up information memorandum” e magari nei memorandum riservati (se ce ne fossero) con la Total, l’Eni, e le altre compagnie petrolifere che facilmente ottengono permessi, autorizzazioni ed accoglienza nella nostra ospitale Basilicata. Vero presidente De Filippo?

(2. Continua)

Michelangelo Calderoni

lunedì 14 gennaio 2013

Breve storia del più ricco giacimento petrolifero d'Europa (1a puntata)


Nomi, date e autorizzazioni sull'oro nero lucano:
quegli enormi interessi che ipotecano il futuro...
ed anche il presente

(A.D. 2005) Sono due le società che hanno fatto richiesta alla Direzione Generale per l’Energia e le Risorse Minerarie (UNMIG-F3-Roma) per avere un permesso di ricerca di petrolio e gas nel territorio della provincia di Matera e in quello della provincia di Potenza. Il permesso di ricerca che riguarda l’area materana è stato inoltrato dalle società Rigo Oil Company Ltd e Nettis Impianti spa di Acquaviva delle Fonti (Bari); quello che ha per oggetto l’area potentina è stato presentanto dalla società Gas della Concordia spa. Quindi la Direzione generale per l’Energia il 15 maggio 2003 ha inviato alla regione Basilicata una nota con cui si chiede di esprimere “…formale intesa in ordine alle due istanze denominate Montalbano e Serra San Bernardo”. La Giunta regionale lucana all’unanimità (Filippo Bubbico, Erminio Restaino, Giovanni Carelli, Carlo Chiurazzi, Cataldo Collazzo, Gaetano Fierro, Donato Salvatore) il giorno 22 febbraio 2005 delibera di “esprimere, subordinatamente al rispetto delle prescrizioni e delle condizioni indicate dal Dipartimento dell’Ambiente, l’intesa della regione Basilicata per il permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi denominato Montalbano, in provincia di Matera, e Serra San Bernardo in provincia di Potenza; di far obbligo di sottoporre a successiva intesa i progetti esecutivi degli interventi previsti nel programma dei lavori”. La Giunta esprime il suo parere favorevole tenendo conto di una determina dirigenziale dell’Ufficio compatibilità Ambientale che stabilisce di “… escludere dalla procedura VIA (Valutazione Impatto ambientale) le istanze di permesso prodotte sia dalla società Rigo Oil Company sia dalla Gas della Concordia spa con prescrizione di: 1) sottoporre alla fase di screening tutte le attività di ricerca previste nel programma lavori, diverse dal pozzo esplorativo; 2) sottoporre a Valutazione il pozzo esplorativo; 3) stabilire in due anni il giudizio positivo di esclusione della procedura VIA”. Inoltre il Gruppo di Lavoro istituito per il controllo dei permessi di ricerca di idrocarburi ha ritenuto “che si possa rilasciare l’intesa per il rilascio dei permessi di ricerca Montalbano e Serra San Bernardo, previa acquisizione del parere dell’ufficio Energia di conformità della richiesta al Piano Energetico regionale”. E l’Ufficio Energia il 28 settembre 2004 comunica che “sotto il profilo di politica energetica regionale il conferimento del permesso di ricerca in questione è compatibile con il Piano energetico regionale”. Il permesso di ricerca denominato Montalbano ha per oggetto il territorio dei Comuni di Montalbano Jonico, Pisticci, Stigliano, Tursi; il permesso di ricerca chiamato Serra San Bernardo riguarda i Comuni di Acerenza, Brindisi di Montagna, Cancellara, Forenza, Oppido Lucano, Potenza, Tolve, Vaglio di Basilicata, Pietragalla. A questo punto è utile capire - in modo sommario - il contesto in cui s’innestano i due permessi di ricerca d’idrocarburi sopraccennati. Oggi, aprile 2005. il 90 per cento del territorio lucano è interessato da perforazioni di pozzi, da permessi di ricerca, di coltivazione e da istanze di permessi di ricerca. Di conseguenza è possibile definire la Lucania come la regione dell’Unione europea con un notevole potenziale petrolifero. Il giacimento comprende le concessioni di tre titoli minerari: la Volturino conferita per il 45% all’Eni e per il 55% alla Enterprise Oil; la Caldarosa conferita solo all’Eni; la Grumento Nova conferita per il 71% all’Eni e per il 29% all’Enterprise Oil. La produzione annuale estratta da 42 pozzi e 26 postazioni - non ancora tutti produttivi - collegati dalle “pipeline” (tubazioni) al centro oli di Viggiano (Pz) raggiungerebbe un picco di 104000 b/g (barili al giorno) nel 2003 per poi decrescere fino al 2024 ai 20000b/g. Grazie a tale risorsa, con un incremento del 108% si raddoppierebbe la produzione nazionale e s’incrementerebbe del 20% quella europea. Il petrolio subisce un primo processo di raffinazione al Centro Oli di Viggiano denominato MonteAlpi, ampliato in tre tempi con una superficie di 6 ettari e una capacità di raffinazione di 104000 b/ g. Altro importante giacimento, ancora in fase di strutturazione è quello di Tempa Rossa che comprende la concessione Gorgoglione conferita alla società Total Fina Elf per il 50% e alla Mobil per il 25%. La produzione annuale, estratta da 7 pozzi collegati dalle “pipeline” al Centro di Viggiano, dovrebbe raggiungere la punta massima di 47000 b/g nel 2005 per poi decrescere fino al 2042. Il contributo dell’estrazione di Tempa Rossa sommato a quello della Val d’Agri dovrebbe determinare un incremento del 160% annuo della produzione nazionale, coprendo il 7% del fabbisogno dei consumi italiani. Il petrolio dovrà essere raffinato da un centro Oli, non ancora realizzato, nel Comune di Corleto Perticara, con una capacità di 50.000 b/g. Il petrolio raffinato a Viggiano viene trasportato a Taranto - per essere ulteriormente raffinato e quindi arrivare sul mercato petrolifero nazionale e internazionale - tramite un oleodotto di 51 cm di diametro, della portata di 150000 b/g, lungo 136 chilometri di linee interrate. Il tracciato Viggiano –Taranto si snoda così: Grumento Nova, Montemurro, Armento, Guardia Perticara, Corleto Perticara, Missanello, Aliano, Stigliano, Craco, Montalbano Jonico, Pisticci, Bernalda, per il tratto lucano; e poi Ginosa, Castellaneta, Palagiano e Massafra per le tubazioni in Puglia. (1. Continua)

firma: Michelangelo Calderoni