Visualizzazione post con etichetta regione basilicata. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta regione basilicata. Mostra tutti i post

giovedì 25 agosto 2016

"LE MANI IN PASTA... ED ANCHE ALTROVE!" (ed. ARUBA)

Egregi signori, Spettabile OLAF,
per anni e con pedante insistenza, a partire dal settembre 2005, avevo segnalato il piano di malversazione posto in atto da una pluralità di soggetti privati ed istituzionali italiani ai danni della società CERERE s.r.l. oggetto di un consistente finanziamento Europeo per la realizzazione di un mulino/pastificio in Matera.

Le stesse denunce, ricche di sovrabbondanti documentazioni probatorie, erano state inviate anche all'ente Provincia di Matera (responsabile della sovrintendenza e controllo del finanziamento), al Ministero delle Attività Produttive Italiano (Sottosegretario: Filippo Bubbico, Ministro: Pierluigi Bersani), alle Procure della Repubblica di Matera e Trani, alla Corte dei Conti della Basilicata.

Il Vostro ufficio "OLAF", rispose il 18/6/2010 che aveva attenzionato la vicenda e che mi avrebbe fatto conoscere gli sviluppi di questa attenzione.

Apprendo dalla stampa locale che il 9/6/2016 la Suprema Corte di Cassazione ha condannato definitivamente l'imprenditore e l'amministratore della società per malversazione disponendo la confisca di parte dei beni oggetto di finanziamento.

A questo punto, cortesemente, Vi sarei grato se potessi conoscere quali sono le attività svolte in questi anni da "OLAF".

Cordiali Saluti
Nicola Piccenna



Allego:

p.s. Ometto di allegare tutta la documentazione del caso per evitarmi travasi di bile, ma sono disposto a fornirla a chi volesse compiere il proprio dovere.

domenica 16 giugno 2013

Fondi Cipe, Royalties, Regione: ma la strada per Craco resta interrotta

L'interruzione sulla provinciale 176 persiste: Aspettando una grazia o un appalto per somma urgenza?

Chi non ha mai visto il celeberrimo film “Il ponte sul fiume Kwai” o almeno non ricorda il motivo fischiettato che ne accompagnava l'avvincente trama? Beh, per questi pochi sfortunati la Basilicata potrebbe svolgere un ruolo di supplenza o, quantomeno, di recupero della memoria.
Il “nostro” ponte si trova, ancora per metà giacché il resto è crollato nella serata del 22 febbraio scorso, lungo la strada provinciale 176 che collega Craco Peschiera a Pozzitello di Pisticci. Arteria gi grande traffico e piccolissime dimensioni che collegava la fondovalle “Valle dell’Agri” alla strada statale 407 Basentana. A schiantarlo le piogge abbondanti sul terreno argilloso dei calanchi ma, forse, ancor più il traffico intenso di mezzi pesanti a cui, da qualche tempo, si sono aggiunti gli autotreni con i rifiuti melmosi provenienti dai pozzi petroliferi della Valle dell'Agri e destinati ai depuratori di Tecnoparco Valbasento in quel di Pisticci Scalo.
Ad oltre tre mesi dal crollo e dalla conseguente e tempestiva messa in opera delle varianti, breve per i veicoli di peso non superiore a 35 Q.li e lunga (70Km) per tutti gli altri, non è dato sapere quando si porrà mano all'opera.
Le difficoltà dell'amministrazione provinciale, come di tutte le amministrazioni locali con i tempi che corrono, sono di tipo finanziario ma anche su questo occorre vigilare e non restare passivamente ad aspettare che qualche santo faccia una grazia. In questo caso il santo sarebbe Vito De Filippo, Presidente della Giunta Regionale,che avrebbe risorse abbondanti derivanti dalle royalties petrolifere ed anche da fondi CIPE per rivedere e mettere in sicurezza arterie stradali tra cui quella “sul fiume Kwai” di cui ci occupiamo oggi.
L'eterna lotta tra la “somma urgenza” che pure consente appalti rapidi ma a volte anche operazioni non del tutto condivisibili sul piano dell'efficacia/economicità degli interventi e la procedura ordinaria che offrirebbe maggiori garanzie ma che impiega anni per arrivare a risultato.
D'altro canto, bisogna rilevare che sono già trascorsi tre mesi e che operare in somma urgenza sarebbe una contraddizione in termini.
Intanto, aspettiamo notizie dalla Regione, da Petrolio, dal Cipe e, forse, sarebbe il caso che i cittadini cominciassero ad essere più presenti a sé stessi ed agli amministratori che li rappresentano.
di Francesco Capolupo


sabato 5 gennaio 2013

Leccando le chiappe (flaccide, dicono le olgettine)

La nomenclatura lucana tace e si ricandida: nessuno di loro merita il nostro voto

Dedicato ai lucani che fanno finta di non vedere
Viviamo nei tempi della comunicazione globale, tutti riescono ad accedere all'informazione. Anche per i lucani è così, vedremo se serve a qualcosa.
La Lucania, che per mera esigenza amministrativa si ritrova il nomignolo di Basilicata (una vera presa in giro per un popolo orgoglioso e combattivo con una storia anteriore ai romani) assiste all'improntitudine dei suoi politici che, di qualsiasi colore e sensibilità, su un punto sono concordi e determinati: ricandidarsi.
Dovrebbero rinunciare per pudore ma, avendolo perso da tempo immemorabile, ritornano alla carica. Persino con l'abito imbiancato dalle “primarie parlamentari”, alcuni.
Hanno avuto l'abilità di ridurre la più ricca regione d'Italia ad una pattumiera inquinata. Sono stati capaci di ridurre il più grande giacimento petrolifero dell'Europa continentale a terreno di pascolo abusivo di tutte le compagnie del mondo. Hanno consentito che venissero riconosciute alla Basilicata le più basse royalties del mondo e non sanno nemmeno quanto petrolio si estrae. Ed oggi eccoli lì, tutti in fila. Alcuni leccando le chiappe (flaccide, dicono le olgettine) di Berlusconi, altri fidando su un apparato che controlla il mercimonio della sanità, della formazione e di qualunque altra fonte di diritti elargiti ai cittadini/sudditi a mo' di favori.
Si ripresentano e forse saranno davvero loro i nostri rappresentanti nel prossimo parlamento. Forse, forse. Abbiamo un primato di cui dovremmo andare fieri: il minor numero di condanne per reati contro la Pubblica Amministrazione. Ma, chi conosce il merito non può che interrogarsi sulla reale corrispondenza di tanta rettitudine a tanti faccendieri riconosciuti.
Su tutto, come dovunque nel mondo, il petrolio. Se Dio l'ha creato nero e maleodorante, una qualche ragione doveva pur esserci.
Basterebbe solo spiegare perché l'accordo Stato/Basilicata è stato redatto in due versioni quasi identiche. La seconda delle quali, quella attualmente agli atti, molto più svantaggiosa (per la Basilicata) della prima.
Ricostruiamo in questo numero la storia affinché possa illuminare quanti preferiscono far finta di non vedere, sentire, odorare ed anche quelli, più sfortunati che sono costretti a non vedere, sentire, odorare.
di Franco Venerabile