La
nomenclatura lucana tace e si ricandida: nessuno di loro merita il
nostro voto
Dedicato
ai lucani che fanno finta di non vedere
Viviamo nei tempi della
comunicazione globale, tutti riescono ad accedere all'informazione.
Anche per i lucani è così, vedremo se serve a qualcosa.
La Lucania, che per mera
esigenza amministrativa si ritrova il nomignolo di Basilicata (una
vera presa in giro per un popolo orgoglioso e combattivo con una
storia anteriore ai romani) assiste all'improntitudine dei suoi
politici che, di qualsiasi colore e sensibilità, su un punto sono
concordi e determinati: ricandidarsi.
Dovrebbero rinunciare per
pudore ma, avendolo perso da tempo immemorabile, ritornano alla
carica. Persino con l'abito imbiancato dalle “primarie
parlamentari”, alcuni.
Hanno avuto l'abilità di
ridurre la più ricca regione d'Italia ad una pattumiera inquinata.
Sono stati capaci di ridurre il più grande giacimento petrolifero
dell'Europa continentale a terreno di pascolo abusivo di tutte le
compagnie del mondo. Hanno consentito che venissero riconosciute alla
Basilicata le più basse royalties del mondo e non sanno nemmeno
quanto petrolio si estrae. Ed oggi eccoli lì, tutti in fila. Alcuni
leccando le chiappe (flaccide, dicono le olgettine) di Berlusconi,
altri fidando su un apparato che controlla il mercimonio della
sanità, della formazione e di qualunque altra fonte di diritti
elargiti ai cittadini/sudditi a mo' di favori.
Si ripresentano e forse
saranno davvero loro i nostri rappresentanti nel prossimo parlamento.
Forse, forse. Abbiamo un primato di cui dovremmo andare fieri: il
minor numero di condanne per reati contro la Pubblica
Amministrazione. Ma, chi conosce il merito non può che interrogarsi
sulla reale corrispondenza di tanta rettitudine a tanti faccendieri
riconosciuti.
Su tutto, come dovunque
nel mondo, il petrolio. Se Dio l'ha creato nero e maleodorante, una
qualche ragione doveva pur esserci.
Basterebbe solo spiegare
perché l'accordo Stato/Basilicata è stato redatto in due versioni
quasi identiche. La seconda delle quali, quella attualmente agli
atti, molto più svantaggiosa (per la Basilicata) della prima.
Ricostruiamo in questo
numero la storia affinché possa illuminare quanti preferiscono far
finta di non vedere, sentire, odorare ed anche quelli, più
sfortunati che sono costretti a non vedere, sentire, odorare.
di
Franco Venerabile
