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domenica 1 febbraio 2015

La libertà di stampa ti riguarda. Difendila in prima persona, firma la petizione!


La libertà, anche quella della stampa, è un diritto di tutti che ciascuno ha il dovere di difendere e promuovere

Chiediamo alla Corte dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo di fare luce sulla più vasta, documentata e prolungata persecuzione giudiziaria Italiana attuata da un querelante seriale e supportata da certa magistratura negligente e neghittosa.

Prima di firmare, puoi consultare gli atti giudiziari pubblicati su www.piccenna.it e www.toghelucane.blogspot.com



Sembrano mulini a vento ma sono nemici della libertà

http://firmiamo.it/je-suis-m--nicola-piccenna--journaliste-d-investigation#petition

giovedì 31 gennaio 2013

Gli asini bigi e benpensanti



Apertura dell'Anno Giudiziario a Potenza: CSM, Ministero e magistrati goffamente nascosti dietro un dito. 
Non una parola su Tufano, Roca, Bonomi & associati per delinquere, magistrati per cui pende una richiesta di rinvio a giudizio a Catanzaro. Silenzio totale sul gravissimo giudizio della Direzione Nazionale Antimafia circa la Procura di Matera!

Ma un asin bigio,
rosicchiando un cardo rosso e turchino,
non si scomodò:
tutto quel chiasso, ei non degnò d'un guardo
e, a brucar serio e lento, seguitò. (G. Carducci)


Questa è la Basilicata, ragazzi! Quell'asin bigio è tanti di noi e, fra i primi, gli uomini delle istituzioni. Tanti asini bigi intenti a rosicchiare ciascuno il proprio cardo rosso e turchino. Per alcuni è la Procura Generale della Repubblica, per altri la Presidenza della Corte d'Appello, la Procura, la Presidenza della Regione, lo scanno di senatore e deputato, la sedia di primo cittadino a Potenza o Matera. La presidenza di un ente regionale, di un ordine professionale, la postazione nella redazione della Rai oppure di un piccolo giornale o in un ufficio pubblico e via via sino all'incarico temporaneo fra i lavoratori socialmente utili e la presenza nell'elenco dei percettori di una qualche provvidenza da 120 euro al mese. Intorno è tutto uno sferragliare di vita, di progetti, di istanze e contraddizioni, ma l'asin bigio esaurisce tutta la sua vita brucando quel cardo rosso e turchino.
Questa è l'immagine plastica riportata da un giornalista che (fortunatamente) ancora imparava le poesie a memoria e si è trovato ad assistere all'apertura dell'anno giudiziario in quel di Potenza.
Tutto quello che è successo ed è ancora in pendenza di giudizio in capo ai magistrati che hanno occupato i vertici della Procura Generale di Potenza ed a gran parte dei magistrati della Procura di Matera, non merita nemmeno un cenno. Anzi, l'affettuoso saluto del Presidente della Corte d'Appello, S. E. Dr. Pellegrino, all'ex PG (ex Eccellenza) Vincenzo Tufano appare irridente prima che inopportuno. Tufano è accusato di abuso d'ufficio in danno di altri magistrati in servizio a Potenza e per questa ipotesi di reato per lui è stato chiesto il rinvio a giudizio. Nello stesso procedimento, con Tufano troviamo il Sost. PG Modestino Roca ed il Sost. PG Gaetano Bonomi che di ipotesi di reato ulteriori e gravissime è gravato: sino all'associazione per delinquere. Sono proprio certi il Presidente Pellegrino, il rappresentante del CSM, Liguori, la rappresentante del Ministro della Giustizia, Bressan, che l'amministrazione della Giustizia in Basilicata abbia fra le urgenze principali le percentuali di processi definiti e le statistiche sui reati che aumentano o diminuiscono oppure le alchimie schizofreniche degli accorpamenti di tribunali senza l'incremento proporzionale dei magistrati? Niente altro? Tutti qui i problemi dell'amministrazione della Giustizia in Basilicata? Neanche una parola sul pesantissimo giudizio che la Direzione Nazionale Antimafia riserva alla Procura della Repubblica di Matera. E cosa dice il PG Lucianetti che su quella Procura ha responsabilità e compiti di vigilanza? Quasi tutti i (pochi) presenti e tanti degli intervenuti (tranne tre mosche bianche: Faustina Di Lena (Got), Leonardo Pinto (avvocato) e Maurizio Bolognetti -segretario Partito Radicale) “tutto quel chiasso” non hanno degnato “d'un guardo”, né si sono scomodati, preferendo continuare a brucare seri e lenti (il cardo).
di Nicola Piccenna

giovedì 17 gennaio 2013

Petizione al Capo dello Stato, On. Giorgio Napolitano, nella sua veste di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura: chiediamo a tutti i magistrati Italiani se sono affiliati alla Massoneria:


lunedì 26 novembre 2012

Luca e Marirosa: la Procura di Matera si arrende


Un'inchiesta impossibile? Il PM Rosanna Maria Defraia getta la spugna e chiede l'ennesima archiviazione


“Il sottoscritto P.M. in data 09.04.2010 avanzava richiesta di archiviazione del presente procedimento, sostenendo che, come già evidenziato dal G.l.P. dott. Oliveri del Castillo nel 1998, le lacune iniziali nelle indagini in ordine al decesso di Luca Orioli e Marirosa ..Andreotta, e, in particolare, la mancata effettuazione nell'immediatezza dei fatti dell'esame autoptico, avevano irrimediabilmente minato la possibilità di stabilire con assoluta certezza la causa della morte dei due giovani; si evidenziava inoltre che neppure le nuove indagini espletate avevano fornito elementi di novità in proposito. Riportandosi all'esito degli accertamenti effettuati dall'U.A.C.V. del Servizio di Polizia Scientifica della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato di Roma, tuttavia, si concludeva nel senso che l'ipotesi più verosimile in ordine alla causa del decesso di Luca ORIOLI e Marirosa ANDREOTTA fosse quella secondo cui i due giovani erano deceduti accidentalmente per avvelenamento da monossido di carbonio... Detti accertamenti, eseguiti con la forma degli accertamenti irripetibili e, quindi, con la partecipazione dei consulenti di parte, non hanno sortito però alcun esito, presumibilmente a causa delle pessime condizioni di quanto analizzato. Deve pertanto concludersi per l'infondatezza della notizia di reato”.
In venti pagine, il PM titolare delle indagini relative alla morte di Luca Orioli e Marirosa Andreotta, getta la spugna e si arrende. L'aveva già fatto due anni e mezzo fa, ma il Giudice delle Indagini Preliminari non aveva accolto la richiesta di archiviazione e per altri due anni si è indagato. Infruttuosamente, dice oggi Rosanna Maria Defraia e prova di nuovo a togliersi di dosso quell'inchiesta che non aveva gradito sin dai primi giorni in cui le era stata affidata e il 16 novembre 2012, dopo il tentativo non riuscito del 10 aprile 2010, ci riprova.
Un magistrato è libero di farsi un'opinione su quanto deve indagare o giudicare, ci mancherebbe, ma non può partire su un'indagine così delicata preconizzando la sua definizione o, per dirla chiaramente, la sua inutilità. Con quale spirito ha indagato Defraia in questi anni? Di una cosa, però, quel magistrato è certo e lo scrive chiaramente: “la mancata effettuazione nell'immediatezza dei fatti dell'esame autoptico, avevano irrimediabilmente minato la possibilità di stabilire con assoluta certezza la causa della morte dei due giovani”. La cosa è certamente vera ed è persino noto il nome del magistrato che quell'esame autoptico avrebbe dovuto disporlo. Quali conseguenze avranno le affermazioni della D.ssa Defraia? Potranno essere strumento per chiamare in causa (ed in giudizio) quel magistrato che lei conosce benissimo e di cui si guarda bene dall'indicare nome e cognome? Lo dobbiamo fare noi, D.ssa Defraia? Lo deve fare quella sparuta pattuglia di giornalisti che in questi anni ha tenuto alto il livello di informazione e di vigilanza sulle vicende giudiziarie lucane?
Scrive Defraia che “l'ipotesi più verosimile in ordine alla causa del decesso di Luca ORIOLI e Marirosa ANDREOTTA fosse quella secondo cui i due giovani erano deceduti accidentalmente per avvelenamento da monossido di carbonio”. Avrebbe potuto scrivere che la causa di morte resta ignota, avrebbe potuto scrivere che il perito della Procura ha ritenuto che la causa è l'ossido di carbonio. Ma non può dire che è la più verosimile: in primo luogo per rispetto ai fatti così come sono noti, in secondo luogo per rispetto alla lingua italiana. Due ragazzi in un bagno con caldaia a gas, riempiono la vasca e chiudono l'acqua, poi svengono contemporaneamente con la porta semi aperta, lei nella vasca con una ferita alla nuca a forma di L di 7,5 x 5 cm, lui per terra disteso supino con un testicolo tumefatto ed un asciugamani perfettamente disteso sotto la schiena, con le labbra semiaperte e circondate da una schiuma bianca. Verosimile, dice Rosanna, verosimile. È verosimile ferirsi alla nuca urtando il rubinetto della vasca da bagno mentre si cade stando all'interno della vasca? È verosimile svenire avendo cura di sistemarsi l'asciugamani su cui distendersi? È verosimile trovare in corrispondenza della ferita alla nuca di Marirosa, all'interno del collo, un corpo metallico del diametro di 4-5 millimetri tondeggiante che viene distrutto dal perito della Procura senza interpellare nessuna delle parti? È verosimile che non esistano i negativi delle foto scattate sulla scena del delitto? È verosimile che il cemento con cui era attaccata la lapide di Marirosa sia molto più recente del cemento con cui era attaccata la lapide di Luca? No, D.ssa Defraia, non è verosimile, nulla di questa vicenda è verosimile