domenica 28 agosto 2016

Le mani in pasta... ed anche altrove! (Ed. ARUBA)

Caro Emilio Salierno,
Una produzione del territorio finita con la sentenza Tandoi, è il sottotitolo al tuo “pezzo” odierno (28/8/2016) che parla della sentenza Tandoi o, più propriamente, che cita la “sentenza Tandoi” quale pietra tombale della produzione di pasta a Matera, ultimo atto di una tradizione plurisecolare.
Ricordando la tua lettera di candidatura alle passate elezioni della rappresentanza regionale presso l’Ordine dei Giornalisti “…Credo che debba essere sempre prioritario non perdere di vista quali siano i doveri nei confronti dei lettori e, in genere, della comunità. Ne ho consapevolezza ed è per questo che mi sento di segnalarlo, anche in ragione del lavoro quotidiano che svolgo a Matera, da anni, nella redazione de “La Gazzetta del Mezzogiorno”, e della mia lunga attività in questo settore…” non posso fare a meno di aggiungere un commento, io che ti ho sostenuto ed ho indicato agli amici di sostenerti (come sanno in molti).
Vedi, caro Emilio, la produzione della pasta di qualità, a Matera, non è finita con la sentenza definitiva che condanna un imprenditore ed un dirigente d’azienda alla reclusione per anni uno (pena sospesa) e la ditta di Tandoi alla confisca di alcuni beni dell’opificio che fu della Cerere s.r.l.
Quella pregiata produzione è finita il giorno 9/9/2005 quando il Consorzio Agrario Regionale, in violazione del diritto di prelazione esercitato da alcuni soci/coltivatori della Cerere srl, ha ceduto alla ditta Tandoi le quote di maggioranza della Cerere stessa.
È finita il 31 agosto 2005, quando (prima che lo scempio venisse compiuto) i soci “ribelli” denunciarono alla Procura di Matera (e documentarono) il piano scellerato di Tandoi di trasformare un impianto nato e finanziato per produrre pasta di alta qualità esclusivamente prodotta con grano della Collina Materana in un semolificio che macinava anche la paglia di grano proveniente da ogni dove.
È finita quando un manipolo di operai Russi, con un permesso di soggiorno turistico, smontarono le linee di produzione della Barilla (in via Cererie a Matera) finanziate con i fondi del terremoto del 1980 e se le portarono in Russia.
È finita quando in confindustria a Matera, col placet della politica locale e nazionale e dei rispettivi rappresentanti, si avallò il piano industriale presentato da Tandoi.
È finita quando la relazione degli ispettori ministeriali che segnalava le violazioni ripetute agli obblighi ed ai vincoli del finanziamento pubblico (Europeo e Italiano) concesso alla Cerere venne ignorata dagli organi competenti preposti alla vigilanza e tutela di quei sei milioni di euro (Provincia di Matera, Regione Basilicata, Ministero delle Attività Economiche) e l’ispettore demansionato e allontanato.
È finita quando arrivò in stabilimento il grano contaminato da ocratossina e la Procura di Matera ce lo fece mangiare perché “grazie a Dio” non conteneva aflatossina!
Ma, soprattutto, è finita quando tutti gli organi di stampa, privati e pubblici, hanno taciuto sulle gravissime responsabilità che un giornale locale, IL RESTO, puntualmente documentava e denunciava, proprio per quel dovere di cui parlaVi nel tuo programma elettorale, caro Emilio.
Silenzio che continua ancora oggi, nulla di personale s’intende, perché non tu ma tutti i nomi “che contano” dell’informazione locale (nel senso che ricoprono ruoli di rappresentanza o responsabilità) hanno ricevuto negli anni e pochi giorni fa la documentazione dello scempio ma hanno inteso tacerlo.
E, allora, i nomi dei responsabili li leggiamo dagli atti anzi, li legga chi vuole e si vergogni di non darne notizia ai Lucani che, tra i peggiori lettori del mondo c.d. civile, sono i primi artefici e responsabili delle loro stesse disgrazie!


p.s. Non corrisponde al vero che i Lucani non leggono per ristrettezze finanziarie, poiché sono tra i più accaniti consumatori di lotterie e video-poker d’Italia!


giovedì 25 agosto 2016

"LE MANI IN PASTA... ED ANCHE ALTROVE!" (ed. ARUBA)

Egregi signori, Spettabile OLAF,
per anni e con pedante insistenza, a partire dal settembre 2005, avevo segnalato il piano di malversazione posto in atto da una pluralità di soggetti privati ed istituzionali italiani ai danni della società CERERE s.r.l. oggetto di un consistente finanziamento Europeo per la realizzazione di un mulino/pastificio in Matera.

Le stesse denunce, ricche di sovrabbondanti documentazioni probatorie, erano state inviate anche all'ente Provincia di Matera (responsabile della sovrintendenza e controllo del finanziamento), al Ministero delle Attività Produttive Italiano (Sottosegretario: Filippo Bubbico, Ministro: Pierluigi Bersani), alle Procure della Repubblica di Matera e Trani, alla Corte dei Conti della Basilicata.

Il Vostro ufficio "OLAF", rispose il 18/6/2010 che aveva attenzionato la vicenda e che mi avrebbe fatto conoscere gli sviluppi di questa attenzione.

Apprendo dalla stampa locale che il 9/6/2016 la Suprema Corte di Cassazione ha condannato definitivamente l'imprenditore e l'amministratore della società per malversazione disponendo la confisca di parte dei beni oggetto di finanziamento.

A questo punto, cortesemente, Vi sarei grato se potessi conoscere quali sono le attività svolte in questi anni da "OLAF".

Cordiali Saluti
Nicola Piccenna



Allego:

p.s. Ometto di allegare tutta la documentazione del caso per evitarmi travasi di bile, ma sono disposto a fornirla a chi volesse compiere il proprio dovere.

mercoledì 6 aprile 2016

Scandalo Petrolio in Basilicata: Nessuno ha intervistato ancora Filippo Bubbico sul "Protocollo di Legalità" sottoscritto con Total!

Cari colleghi giornalisti (specialmente quelli della TV Pubblica e la mitica TGR Regionale della Basilicata), nessuno ha chiesto al più alto esponente della politica Lucana nel governo Renzi cosa pensasse dello "scandalo Total" di cui si occupano tutte le testate giornalistiche Italiane e non solo. Io non posso farlo per motivi di opportunità, essendo in causa per una sua querela mi crea imbarazzo andarlo ad intervistare ma, perdonatemi l'ardire, mi sembra anche inopportuno che nessuno abbia avuto l'accortezza di farlo.
Il Vice-ministro degli Interni Filippo Bubbico

L'Italia ed i Lucani in modo particolare, hanno diritto ad una informazione attenta e completa in questi momenti delicati della loro storia e Filippo Bubbico qualche chiarimento lo deve pur dare, se solo aveste la cortesia di porgli delle domande.
Filippo Bubbico, vice-presidente e assessore alla sanità (quando la Basilicata firmò l'accordo per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi lucani. Poi Presidente quando l'attività di estrazione divenne significativa. Sottosegretario allo Sviluppo Economico nel Governo Bersani quando le Cooperative "rosse" di Concordia Sul Secchia liquidarono per pochi euro le concessioni che valevano miliardi di euro (ma il pagamento del valore reale...) e, infine Saggio tra i saggi consiglieri di Napolitano prima di approdare al Viminale nella veste di potentissimo Vice-ministro degli Interni, a luglio scorso con una nota ufficiale del Ministero degli Interni, scrisse:


Roma, 22 lug. (Adnkronos) - Il viceministro dell'Interno, Filippo Bubbico, ha partecipato questo pomeriggio a Potenza, alla firma di un protocollo d'intesa tra la Prefettura e la Total Italia per la prevenzione di tentativi di infiltrazione della criminalita' organizzata nei lavori di progettazione e costruzione della rete di condotte del Progetto Olil&Gas "Tempa Rossa". Lo riferisce una nota del Viminale.

"Il Protocollo di Legalita' sara' un ulteriore strumento per ottenere una rapida e corretta esecuzione dell'opera, monitorando costantemente i lavori per evitare condizionamenti criminali e garantendo la sicurezza dei cantieri - ha sottolineato il viceministro - Tracciare i flussi finanziari e di manodopera che saranno attivati significa non solo assicurare trasparenza, ma anche tutelare l'economia legale. Proteggere la nostra economia dalla criminalita' e', prima di tutto, una scelta di civilta"'.

"Per questo motivo - ha concluso Bubbico - quello di oggi e' un segnale importante, da incoraggiare anche per altri progetti, per innescare un circolo virtuoso orientato all'economia legale e alla tutela delle parti sane e produttive delle nostre comunita".

Può chiarire il signor Filippo Bubbico in cosa consiste il "Protocollo di Legalità" sottoscritto da Total e tutto il resto di cui parlava quel comunicato che, alla luce dei fatti odierni, sembra uno spot politico mal riuscito?

venerdì 1 gennaio 2016

Matera capoluogo della Lucania, inizia da qui la rinascita del Mezzogiorno

Buongiorno Lucani, buongiorno Italiani,

è ancora viva, vivissima, la rutilante serata di Capodanno che ha consacrato all'Italia ed al mondo intero la città di Matera come l'emblema di un Mezzogiorno culla della civiltà greco-romana che si candida a diventare punto di riferimento di uno sviluppo troppo a lungo e vanamente atteso.
Stemma della città di Matera

É proprio l'atteggiamento di attesa che ha impedito al Mezzogiorno di svilupparsi o, a dirla tutta e dritta, a riprendere lo sviluppo avviato ai tempi dei Borboni e azzerato dall'Unità d'Italia gestita dai Piemontesi.
Il Mezzogiorno ha gli uomini, la storia ed i mezzi per avviare una nuova storia di sviluppo e progresso e Matera, per riconoscimento unanime, si candida ad esserne la capitale culturale, il punto di convergenza naturale, geografico e storico tra Campania, Puglia e Calabria ed il terminale ideale di riferimento per Sicilia e Sardegna.
Le enormi risorse della Lucania costituiscono la base economica per uno sviluppo sostenibile ed autopropulsivo ma occorre un cambio di passo delle persone, del popolo Lucano e meridionale in generale.

È finito il tempo degli elemosinanti, come è finito quello delle deleghe a politici vassalli che barattano qualche privilegio personale con il bene comune e gli interessi del popolo, comportandosi come servi obbedienti dei “poteri” forti, dei potentati economici e degli sfruttatori che hanno agio di sfruttare il Mezzogiorno prelevando le materie prime di pregio e scaricando veleni e lavorazioni inquinanti.
È finito il tempo dell'attesa col cappello in mano e della partenza dei giovani migliori verso terre lontane e estranee (che ne apprezzano cultura, capacità ed abnegazione).
Torniamo ad essere artefici e protagonisti delle nostre vite e della nostra storia. Torniamo ad essere la culla della civiltà, del progresso e dello sviluppo.
Partiamo da quanto il mondo ci riconosce già, partiamo da Matera che può rappresentare la Capitale del Mezzogiorno e, da subito, il capoluogo della Lucania.
Ripristiniamo il nome originario della regione: “Lucania”! Così che si possa tornare ad avere coscienza di appartenere ad un “popolo”, i Lucani appunto; giacché i Basilicatesi non esistono!
E modifichiamo lo stemma della Città di Matera, basta con il “bue stanco che posò il piede pesantemente” sul terreno. Ripartiamo da un “toro veemente, pronto alla lotta”.
Non è una proposta divisiva, non si intende limitare nessuno o scalzare alcuno. Chiamiamo tutti all'unità ed alla coscienza di dover costruire un futuro per i nostri figli e per la nostra terra: opera che nessuno potrà (o vorrà) compiere per nostro conto.

martedì 25 agosto 2015

Matteotti, Mussolini, Churchill e il petrolio lucano

La pista internazionale del delitto Matteotti


91 anni fa, oggi (10/6/2015, ndr), veniva assassinato Giacomo Matteotti. Su quell’omocidio gravano ancora opacità mai sopite, ed un probabile intrigo internazionale. Secondo il libro di Colucci e Scarrone, Perché fu ucciso Matteotti? (Editore Colombo, Roma, 1988) “esiste un tragico «triangolo della morte»”.
Se pensiamo all’omicidio di Giacomo Matteotti, almeno per come lo abbiamo studiato a scuola o per come la storiografia lo presenta al grande pubblico, dobbiamo riconoscere che è solo sul primo lato di questo triangolo che vengono tradizionalmente puntati i riflettori.
Giacomo Matteotti

La denuncia dei brogli, della fascistizzazione della vita politica e dello Stato, della brutalità delle camicie nere. La statura morale di Matteotti in contrapposizione ai manipoli fascisti, il suo rispetto per le istituzioni e le procedure parlamentari, il suo coraggio nell’attaccare, solo e disarmato, il Duce e gli squadristi di Farinacci. Ma se in passato simili ragioni squisitamente politiche, utili anche a marcare forzosamente e nettamente la distanza tra buoni e cattivi, tra giusto e ingiusto, potevano essere sufficienti per spiegare uno dei più famosi omicidi d’Italia, nel XXI secolo non bastano più.
Nel 1988, durante un’approfondita ricerca condotta tra i volumi dell’Archivio storico della Camera dei Deputati, l’Onorevole socialista Francesco Colucci rinvenne dei documenti inediti utili a ricostruire quanto avvenne nelle sedute della Giunta del bilancio del 5 e del 7 giugno 1924. In particolare, questi documenti sottolineano la tenacità e la forza con cui Matteotti denunciò il falso bilancio in pareggio che il governo fascista aveva presentato al Re e sul quale Vittorio Emanuele III aveva relazionato la Camera nel suo “Discorso della Corona”. L’opportuna sparizione di Matteotti sollevò Mussolini e gli altri membri del Consiglio dei Ministri dall’imbarazzo di dover spiegare al Re, alla più alta carica dello Stato, perché avessero rifilato lui un falso, annichilendo il suo prestigio e la sua credibilità e ridicolizzandolo davanti a tutta la Nazione.

Ma le rivelazioni più importanti arrivano dall’estero, e sono emerse dai documenti della Library of Congress di Washington e da quelli conservati presso gli Archivi di Stato britannici di Kew Gardens, legate al discorso che Matteotti avrebbe dovuto tenere l’11 giugno e che invece non pronunciò mai perché rapito e ucciso il giorno prima. Rivelazioni che delineano una vera e propria lotta tra Usa e Uk per il controllo del mercato petrolifero nel Mediterraneo. Una lotta che vedeva Standard Oil e Anglo Persian Oil Company combattere senza esclusione di colpi per assicurarsi lo sfruttamento dei pozzi petroliferi italiani e, soprattutto, delle raffinerie e delle infrastrutture industriali e portuali del nostro Paese. Tanto la prima, forte del controllo di una quota del mercato mediterraneo pari a circa l’80% del totale, quanto la seconda, padrona dei pozzi del Medio e Vicino Oriente dopo la caduta dell’Impero Ottomano, a partire dai primi anni ’20 esercitarono fortissime pressioni sul Governo italiano, attraverso le loro diplomazie e i loro servizi segreti, al fine di ottenere contratti vantaggiosi per operare nella penisola.
Durante la sua perorazione, che si preannunciava dura e puntuale, Matteotti avrebbe prodotto documenti avuti da importanti esponenti laburisti durante il soggiorno di 4 giorni a Londra solo due mesi prima. Documenti scottanti che, come ha scritto lo storico Mauro Canali nel suo libro Il delitto Matteotti. Affarismo e politica nel primo governo Mussolini, parlavano di cospicue tangenti Usa indirizzate al Duce, al fratello Arnaldo e ad altri esponenti di spicco del Regime affinché sostenessero la sottoscrizione di una Convenzione tra lo Stato italiano e la compagnia petrolifera americana Sinclair Oil (cugina della Standard Oil) per lo sfruttamento esclusivo, da parte di quest’ultima, di tutti i pozzi petroliferi eventualmente scoperti nel sottosuolo di circa quaranta chilometri di territorio italiano (Centro e Sud Italia) e di quello libico, allora colonia del nostro Paese. I laburisti inglesi, mettendo Matteotti a conoscenza dell’affaire Sinclair e fornendo lui documenti che provassero la corruzione del Governo italiano, speravano di accendere l’attenzione delle opposizioni sul tema e d’impedire l’accordo con gli americani.
Non tutti a Londra, però, erano convinti che denunciare Mussolini, innescare una crisi istituzionale e aprire la via del Governo alle Sinistre fosse la soluzione al problema. In particolare, non lo era un certo Wiston Churchill.
Winston Churchill

Non è un mistero, infatti, che lo statista inglese stimasse molto Benito Mussolini, che con lui intrattenne un lungo e amichevole carteggio, che fino all’ultimo cercò di evitare che l’Italia entrasse nella Seconda Guerra Mondiale a fianco dei tedeschi, in nome dell’antibolscevismo del Duce e della sua ammirazione per l’Impero britannico.
Leggendo tra le carte conservate a Kew Gardens, ci dicono Mario Josè Cereghino e Giovanni Fasanella nel loro Il golpe inglese, emerge chiaramente che la volontà di Churchill è quella di tutelare a 360° gli interessi inglesi: difendere la Anglo Persian, osteggiare il predominio petrolifero Usa, tenere comunisti e socialisti italiani ben lontani da Palazzo Chigi facendo affidamento su un fascismo compiacente alla Corona britannica per via della sua dipendenza energetica. Allo stesso modo, emergono altrettanto chiaramente i collegamenti esistenti tra l’intelligence di sua Maestà e Amerigo Dumini, capo del commando che quel 10 giugno rapì Matteotti dal Lungotevere, Arnaldo da Brescia: “Massone iscritto alla Gran Loggia nazionale di piazza del Gesù con il terzo grado, quello di Maestro, vanta con il regime rapporti stretti almeno quanto quelli che intrattiene con il mondo anglosassone”.

Qualche lettore, ne siamo certi, avrà a questo punto storto il naso.
Benito Mussolini

Sia chiaro: non intendiamo, sulla base di queste pochi indizi, addossare a spalle inglesi il pesante fardello dell’omicidio Matteotti. Di certo, però, vi è che: 1) Mussolini intratteneva rapporti con gli inglesi già da prima del 1915, quando con le sterline gentilmente fornite da Londra fondò, nel novembre del 1914, “Il Popolo d’Italia” (dalle colonne del quale spinse per l’entrata in guerra a fianco delle potenze dell’Intesa); 2) la sparizione e la morte di Matteotti evitarono un bel ruzzolone al giovane regime anticomunista fascista che tanto piaceva in quegli anni agli inglesi (il 18 febbraio 1933, al rientro dopo una vacanza italiana, Churchill definisce Mussolini un genio incarnato per la sua funzione antimarxista); 3) il delitto Matteotti avvenne nel 1924, mentre il carteggio tra Churchill e Mussolini – prova dei buoni rapporti personali tra i due – si protrasse fino all’inizio della Seconda Guerra Mondiale e oltre; 4) dopo il delitto Matteotti, il Governo italiano annulla l’accordo con la Sinclair Oil.

Le recenti rivelazioni emerse dagli archivi britannici, dunque, gettano ombre su uno dei delitti più famosi della nostra storia e, se da una parte aiutano ad avere un quadro più completo delle dinamiche da cui scaturì il fattaccio, dall’altra concorrono a creare ancora maggiore confusione circa la responsabilità morale dell’omicidio Matteotti. Se gli esecutori materiali dell’omicidio sono noti, infatti, sono i mandanti a restare avvolti dal mistero. Chi diede l’ordine di uccidere l’esponente socialista? Mussolini, per non essere denunciato quale percepitore di tangenti? Gli americani, per impedire che venissero alla luce le zone buie dell’accordo Italia-Sinclair? Gli inglesi, per evitare la caduta di Mussolini e il rischio del contagio Comunista e Socialista in Europa, che Churchill vedeva come una vera e propria catastrofe, ritenendo preferibile utilizzare le carte che provavano l’avvenuta corruzione del Duce per ricattarlo segretamente ed impedire che l’accordo con la Sinclair Oil divenisse operativo?? Forse una risposta certa non si avrà mai, ma in una intervista rilasciata al periodico Oggi 2000 (numero 51) Mauro Canali afferma:
“I familiari di Matteotti hanno sempre sospettato che il mandante dell’omicidio fosse Re Vittorio Emanuele, secondo loro proprietario di quote della Sinclair. Invece, io sono giunto alla conclusione che fu proprio Mussolini, che aveva intascato tangenti direttamente da questa operazione, a ordinare l’eliminazione del suo avversario politico”.

Tratto da: http://www.thezeppelin.org/oro-nero-e-tangenti-il-delitto-matteotti/

martedì 31 marzo 2015

CPL Concordia: Bubbico, D’Alema, Latorre, Unipol e il petrolio della Basilicata

Alcune semplici domande su, ohibò, CPL Concordia!

Alcuni ostentano, in modo antipatico, di averlo detto. Altri, i giornalisti d'inchiesta, specie se plurindagati, di averlo scritto.
Non è dato sapere se l'inchiesta che convolge alti dirigenti della CPL Concordia per le presunte tangenti pagate ad Ischia finirà in una bolla di sapone oppure servirà a processare e condannare i responsabili della ipotizzata corruzione.
È certo, però, che gli inquirenti non potranno evitare di rispondere ad alcune semplici domande e, fra tutte, ad una: “sono regolari le gare d'appalto che hanno condotto alla metanizzazione del comune di Ischia”?
Così, semplicemente, si chiedeva che rispondessero, sin dall'anno 2004 ad una domanda molto simile che riguardava sempre CPL Concordia, sempre politici di spicco dei Ds, Pds, Margherita, Asinello e, infine, PD, sempre autorizzazioni facili e d'immenso valore.

Nessuno ha risposto sino ad oggi e, cogliendo la palla al balzo, riproponiamo gli articoli dell'epoca che, pur nel clima di omertosa sopportazione in cui lavora l'informazione libera lucana, restano attualissimi ancora oggi. Chissà che qualche Procura Ordinaria, qualche Procura presso la Corte dei Conti, o qualche politico in libertà non voglia spiegarci come avvenne che un giacimento del valore di diversi miliardi di euro venne venduto dichiarando un controvalore di soli diecimila euro.
Magari, il presidente Matteo Renzi, vorrà spiegare se nel valzer dei dirigenti “massimi” derivato dallo scandalo che ha travolto Ettore Incalza, sarà coinvolto l'ing. Franco Terlizzese incardinato stabilmente da anni alla DIREZIONE GENERALE PER LE RISORSE MINERARIE ED ENERGETICHE che mai ha risposto ad alcune semplici domande che riguardavano, ohibò, CPL Concordia!
Riproponiamo il tutto, noi che l'avevamo scritto e continuiamo a scriverlo... da undici anni e passa!



(29/4/2005) Petrolio mon amour










giovedì 19 febbraio 2015

Basilicata: una regione troppo stretta. Cardiochirurgia al San Carlo (prima puntata)

Basilicata: una regione troppo stretta

Sono pochi, i Lucani: mezzo milione. Sono poveri, i Lucani: mediamente s'intende! Sono schiavi i Lucani: un ceto politico che non vede oltre il proprio ombelico (o, in alcuni casi, subito sotto). Sono rassegnati, i Lucani: al massimo alti proclami su FB, quelli in campo sono pochi e soli. Sono liberi i Lucani: di tacere o di parlare a comando.
Parlare dei massimi sistemi non serve. Siamo tutti un po' troppo presi dall'immanente, dall'immediato, persino dal necessario e non abbiamo tempo per l'indispensabile.
Succede così che le notizie, la cosiddetta “informazione” ci scivola addosso senza possibilità di appiglio, di vera conoscenza e comprensione. Qualche parola, a volte una intera frase colta da un titolo di giornale o da qualche sprazzo televisivo ed il resto è la fantasia preda dei luoghi comuni.
Il Governatore della Basilicata: Marcello Pittella
L'attenzione dura venti righi sullo scritto e 30 secondi sul video, quindi occorre arrivare subito al sodo. Ergo, facciamo un esempio.
Ospedale San Carlo (Potenza): donna muore durante un intervento chirurgico a cuore aperto. Una conversazione registrata da un medico, rivela uno scenario agghiacciante: un errore ha causato la morte, una finzione ha coperto l'errore. La coperta salta, perché la telefonata diventa pubblica e succede il patatrac. Tutti i Lucani si sono fatti un'idea e tutti si sono indignati. Quanti hanno gli elementi di conoscenza per comprendere sino in fondo quello che è accaduto nei palazzi del potere politico e del Tribunale di Potenza dopo un accadimento terribile e disumano?
C'è un meccanismo odioso che scatta dopo una tragedia: la presa di beneficio. Molti ricorderanno i furbetti che ridevano del terremoto pensando agli affari che ne sarebbero derivati.
Cominciamo un viaggio di conoscenza nella vicenda San Carlo partendo dalle relazioni corte che occorre conoscere per comprendere bene:
Faustino Saponara: medico chirurgo. Effettua la registrazione della conversazione intercorsa tra lui e Michele Cavone (chirurgo anch'egli) nella quale racconta dell'errore medico e della copertura tentata per eludere responsabilità. Saponara nega di essere l'autore della registrazione, il giudice (Amerigo Palmaafferma in atti che è stato Saponara a registrare. (se non fosse stato Saponara ad effettuare la registrazione, questa non costituirebbe elemento utile nel processo essendo abusiva).
Nicola Marraudino, Michele Cavone e Matteo Galatti: chirurghi sotto processo per omicidio colposo.
Giampiero Maruggi: Direttore Generale dell'ospedale San Carlo di Potenza quando viene resa nota la “confessione telefonica”.
Marcello Pittella: Governatore della Regione Basilicata che ha la responsabilità della nomina dei vertici amministrativi e sanitari delle Aziende Sanitarie Regionali Lucane.
Michele Napoli: avvocato, difensore del Dr. Saponara.
Faustino Saponara è marito di Gerardina Romaniello, giudice delle Indagini Preliminari presso il Tribunale di Potenza. La D.ssa Romaniello tratta (inevitabilmente) vicende giudiziarie che vedono indagato il Presidente Marcello Pittella. Quest'ultimo deve decidere sulle nomine dei vertici della sanità regionale ed ha, tra i consiglieri di opposizione l'avv. Michele Napoli, capogruppo del PDL. Tra SaponaraMaruggiAzienda San Carlo ed altri della galassia sanitaria Lucana sono in corso contenziosi giudiziari civili e penali, tutti incardinati presso il Tribunale di Potenza.
Gerardina Romaniello: giudice del Tribunale di Potenza
Come se ne esce fuori, giacché sembra che tutti ignorino i motivi di opportunità che consiglierebbero a chi opera in posizione di “conflitto d'interessi”, cioè con casacche dell'una e dell'altra squadra, di scegliere una sola bandiera?
I procedimenti a carico di un magistrato o di un suo stretto congiunto possono essere trattati nel Tribunale presso cui opera quel magistrato?
Le valutazioni di “opportunità” sono espresse dall'ordinamento (come da chi scrive) ad esclusiva tutela delle persone e delle funzioni ricoperte, giacché non si discute affatto della correttezza e del rigore di ciascuno e si vuole fare in modo che nessuno possa, nemmeno lontanamente, dubitarne (1. continua)

Filippo de Lubac