giovedì 19 ottobre 2017

Qualche domanda e qualche informazione su Marinagri

Con comunicato stampa del 7/10/2017, Vincenzo Vitale, in qualità di amministratore unico di Marinagri s.p.a., con riferimento alle notizie giornalistiche riguardanti la società in parola nel fornire, a suo dire, alcune precisazioni, ha fatto riserva di “ogni azione nei confronti di qualsivoglia soggetto che, anche mediante la diffusione di informazioni non rispondenti a vero, possa danneggiare gli interessi della società e, soprattutto dei suoi creditori”.

Che il sig. Vitale si preoccupi della società che amministra è legittimo e comprensibile.
Che voglia il silenzio intorno alla società e all’attività dei suoi amministratori è inaccettabile.
Che si preoccupi degli interessi dei creditori è assolutamente superfluo: gli stessi sono in grado di tutelarsi senza dare preoccupazioni ad altri.

Del gruppo Marinagri sono titolati ad occuparsene tutti i contribuenti italiani per ragioni che appresso si spiegheranno.
Per inquadrare la vicenda non sarà inopportuno ricordare che Marinagri opera in un’area di circa 300 ettari di certo non fortunata.
Nel 1959 l’intera zona fu interessata dalle piene alluvionali che modificarono il corso del fiume. Quell’alluvione è rimasta scolpita nella memoria dei cittadini perché vi fu un morto.
Negli anni ’70 l’area di cui innanzi fu oggetto di esproprio per la realizzazione di impianti di acquacoltura con collegata attività industriale mai realizzata.
Negli anni ’80 una società denominata Consyris propose di realizzare un centro di acquacoltura con una spesa a totale carico della Cassa del Mezzogiorno di oltre 25 miliardi di lire.
Ma anche quell’iniziativa non ebbe fortuna e si arenò.
Agli inizi di questo secolo l’area venne destinata ad un complesso turistico che fu oggetto di indagini. Dal relativo processo gli imputati vennero assolti all’udienza preliminare.
Vi fu appello del P.M. ma il giudice di secondo grado confermò l’assoluzione.
Il Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Catanzaro, così ricorda lo scrivente, predispose il ricorso per cassazione ma il diavolo ci mise la coda e il relativo atto fu depositato con un giorno di ritardo causandone l’inammissibilità.
Di recente sono circolate notizie circa difficoltà economiche della società che ora sono all’attenzione del Tribunale Civile di Matera. Direbbero i maligni (o, per qualcuno, i gufi) che la iella continua.
Poiché non intendo osservare il silenzio come richiesto dal sig. Vitale formulo, a chi di dovere, le seguenti domande:
PRIMA DOMANDA
All’on. Filippo Bubbico, all’on. Vito De Filippo, al dott. Marcello Pittella, nella qualità e per il periodo in cui hanno ricoperto l’incarico di presidente della Giunta Regionale.
Filippo Bubbico

Nel predisporre il progetto di Marinagri, in una pubblicazione del Consiglio Regionale della Basilicata è scritto: “la ET&M mette in risalto che lo studio dell’impatto delle opere esterne portuali sulla morfologia costiera condotto mediante l’applicazione del modello numerico del tipo ad una linea definito Aries sviluppato dalla Modimar e dal Polidraulico dell’Enel, ha evidenziato che la zona localizzata in prossimità della foce del fiume Agri è caratterizzata da una marcata erosione della linea di riva e che il trasporto solido costiero è diretto prevalentemente da sud verso nord”. Si aggiunge poi che la realizzazione di nuove opere esterne avrebbe potuto accentuare l’erosione. Sarebbe stato quindi opportuno costruire un sistema di difesa “per garantire il riequilibrio della fascia costiera interessata da vistosi fenomeni di erosione dell’apparato fociale del fiume Agri”. Si ipotizzava, pertanto, un’opera di difesa comprendente un “versamento di sabbia (circa 30.000 metri cubi annui) avente caratteristiche congruenti con quella nativa tale da determinare un avanzamento della linea di riva pari a 50 metri rispetto alla posizione” dell’epoca.
Dunque l’erosione della costa era stata prevista e si imponevano opere di difesa anche con l’apporto di 30.000 metri cubi di sabbia all’anno!!!
Che io sappia, i 30.000 metri cubi di sabbia all’anno non sono mai stati apportati e per porre rimedio ai guasti causati occorrono non meno di 7 milioni di euro. E allora, si chiede:
perché fu autorizzato un progetto che avrebbe comportato una rovinosa erosione della costa?
chi avrebbe dovuto vigilare sull’apporto della sabbia che poi non è avvenuto?
chi pagherà i 7 milioni occorrenti per riparare quei danni?
chi, per il futuro, dovrà farsi carico dell’apporto della sabbia?
che dice in proposito il Procuratore Regionale della Corte dei Conti?
SECONDA DOMANDA
Al dott. Nino Grasso, capo ufficio stampa del Presidente della Giunta Regionale, al dott. Marcello Pittella, presidente della Giunta Regionale.
Marcello Pittella

Nelle polemiche intercorse negli anni in cui si svolgevano le indagini sulla vicenda Marinagri il dott. Nino Grasso elogiava l’iniziativa e criticava l’indagine giudiziaria.
A supporto delle sue tesi poneva l’occasione importante dello sviluppo dell’area che avrebbe comportato non meno di 1.000 posti di lavoro.
L’indagine si concluse consentendo l’iniziativa ma i posti di lavoro sono di là da venire. Alcuni in maniera generosa parlano di 200 posti ma di ciò si dubita.
Cosa dicono in proposito il dott. Nino Grasso e il dott. Marcello Pittella?
TERZA DOMANDA
Al sindaco di Policoro e al dott. Giovanni Trifoglio.
Da comunicati stampa di gruppi politici è emerso che per l’anno 2013 il Comune di Policoro non avrebbe incassato l’IMU per un importo molto consistente euro. Di tale importo quello dovuto da Marinagri costituirebbe la parte maggiore. Nulla si sa di eventuali tributi precedenti o successivi al 2013.
Si chiede perché a distanza di 4 anni quell’imposta non sia stata ancora pagata.
Sulla circostanza, osservo:
il responsabile dei servizi finanziari del Comune di Policoro è il dott. Ivan Vitale, figlio di Vincenzo Vitale;
dal 2012 al 2015, presidente del collegio dei revisori del Comune di Policoro è stato il dott. Giovanni Trifoglio;
dal 2012 e fino a questo momento il dott. Giovanni Trifoglio è sindaco revisore di Marinagri;
dalle scorse elezioni del mese di giugno il dott. Giovanni Trifoglio è assessore al bilancio ed è quindi il diretto superiore di Ivan Vitale.

Alla luce di quanto esposto emerge che il dott. Giovanni Trifoglio è stato controllore di Marinagri e controllore del Comune di Policoro. Oggi è controllore di Marinagri, debitrice verso il Comune di Policoro. Contestualmente è assessore al bilancio dello stesso Comune, a sua volta creditore di Marinagri di oltre 1 milione di euro che avrebbe dovuto riscuotere dal 2013.
Chiedo al sindaco di rispondere pubblicamente a questa domanda: può il dott. Trifoglio continuare a ricoprire l’incarico di assessore al bilancio?
Potrà il dott.re Vitale ricoprire la carica di dirigente dell'ufficio finanziario
QUARTA DOMANDA
Pende, innanzi al Tribunale di Matera, un giudizio intentato dall’Alsia nei confronti di Marinagri per la restituzione di alcune superfici di terreno.
In qualità di contribuente mi permetto di far osservare all’amministratore unico di Marinagri che i circa 300 ettari su cui sorge il complesso turistico furono espropriati per un’attività industriale mai compiuta. Il prezzo pagato fu stimato pari al costo di una sigaretta per metro quadro.
La stessa società, per l’opera turistica, avrebbe incamerato un cospicuo contributo pubblico.
Sia pure in maniera infinitesimale le mie tasse hanno contribuito al beneficio goduto da Marinagri. Ho dunque il diritto di chiedere conto di quel danaro.
Pochi anni or sono l’Alsia, sulla base di un parere reso da un docente universitario, ritenne di affidare ad un avvocato di Potenza l’incarico di richiedere la restituzione di circa 300 ettari di terra ovvero il controvalore economico. Il professionista scrupolosamente predispose l’atto di citazione ma il legale rappresentante dell’Alsia non gli conferì il mandato. Per l’opera svolta fu corrisposto a quell’avvocato il meritato compenso di circa 40 mila euro ma apparve incomprensibile il comportamento dell’Alsia.

Domanda: può dire il Direttore Generale dell’Alsia perché quell’atto di citazione non venne notificato? Soprattutto può dire se la causa attualmente pendente innanzi al Tribunale di Matera riguarda tutta l’area o solo una piccola parte?
QUINTA DOMANDA
Vincenzo Vitale ha affermato che la società, pur vivendo un momento di difficoltà, sarà in grado di mantenere i suoi impegni. Mi auguro sinceramente che ciò si verifichi e che tutti i creditori siano soddisfatti. Ma una domanda a Vincenzo Vitale debbo porre: è vero che numerosi soci hanno convenuto in giudizio la società Marinagri perché non ha provveduto a stipulare contratti di vendita? E se è vero, perché?
Ottavio Frammartino (Cittadino policorese e senegalese)

sabato 16 settembre 2017

La scomparsa di un Popolo libero (i Lucani) e la comparsa degli ignavi Basilicatesi

http://www.potenzanews.net/val-dagri-persone-decedute-famiglie-distrutte-lappello-le-accuse/

Povera Lucania, perché che la Basilicata fosse una povera cosa già si sapeva. Una regione (la Basilicata) frutto di una esigenza amministrativa che deve il suo nome ad un atto di pura burocrazia che ha qualificato un territorio da amministrare, una proprietà da far fruttare, una azienda, un campo coltivabile. Al cui vertice porre un fattore, un amministratore, un servo di alto livello che amministrasse i beni del padrone facendo lavorare i servi di basso livello, di infimo livello.
A quelli siamo noi, i Lucani. Proprietari di una regione (la Lucania) che aveva una sua dignità storica e territoriale, frutto di una determinazione, di una capacità di sacrificio, di un amore per la libertà che erano costati lutti e sofferenze nei millenni e sino alla cosiddetta Unità d'Italia (essa compresa) in cui era stato trovato il sistema di addomesticarli (i Lucani): un genocidio sistematico, pianificato ed eseguito con teutonica (nazista, diremmo meglio per capirci) precisione. (leggi "Carnefici" di Pino Aprile).
Un genocidio che soppresse gli spiriti indomiti, i "brave heart". Ma non sarebbe bastato come non era bastato ai Romani per stroncare l'alleanza dei Lucani con Cartagine.
Il colpo di genio fu scegliere gli indigeni più egoisti, meno vocati ai loro conterranei e più inclini ad esercitare un piccolo potere personale, localmente totalizzante, ma completamente asserviti ai grandi interessi nazionali o delle lobbies internazionali che con il potere nazionale facevano (e fanno) lo stesso gioco di un potere grande che controlla dei piccoli ras (nazionali in questo caso).
Così arriviamo ai nostri giorni in cui ai disastri ambientali delle falde inquinate, dell'aria inquinata, del disastro sociale ed economico, i parlamentari lucani fanno seguire silenzi (quelli che si sono assicurati la pensione o il vitalizio, come si usa oggi) o proteste inutili (quelli che usano il dramma per chiedere potere ma nulla propongono sul piano delle soluzioni attuabili).
Se una larga fascia della popolazione Jonica non può bere l'acqua ed un'altra larga fascia nel Vulture non può respirare l'aria, i parlamentari non possono e non devono mettere al primo posto la ricerca delle responsabilità: devono intervenire affinché i loro cittadini abbiano da subito acqua per uso potabile ed irriguo non contaminata ed aria da respirare non pericolosa per la loro vita (e quella dei loro figli, come pure dei figli dei parlamentari!).
Se ciò non accade, finché ciò non accade, occorre dichiarare il disastro ambientale e trovare ai Lucani altre sistemazioni.
Ma tutto questo non avverrà e noi "Basilicatesi" continueremo a morire (vedi le risultanze dello studio di impatto sanitario di cui, alle famiglie "Basilicatesi", erano già note le conseguenze, cioè i lutti, ben prima che qualche scienziato ne scrivesse il consuntivo).
Continueremo a morire perché è scomparso il popolo dei Lucani che a questi quattro pidocchi gliela avrebbero fatta pagare molto cara e da tempo!



lunedì 2 gennaio 2017

"Ciocchéggiusto" - novelle di giudici, avvocati e imputati


Presentato il nuovo libro di Nicola Piccenna alias Mattia Solvéri:
"Ciocchéggiusto" - novelle di giudici, avvocati e imputati.
Uno sguardo sulla libertà di stampa e sul rispetto dell'art. 21 della Costituzione Italiana e sulla battaglia in loro difesa da parte di uno sparuto gruppo di giornalisti, avvocati e cittadini "comuni" o, come preferirono dire alcuni poveretti, "quisque de populo".

Per chi non avesse potuto seguire la presentazione del 17/12/2016, finalmente è disponibile la registrazione audio/video dell'evento per singoli interventi oppure in unico filmato. Tutti accessibili attraverso youtube:


Primo Intervento: Federica Sciarelli (durata 4’:25’’)

Secondo Intervento: Pino Aprile (durata 3’:35’’)

Terzo intervento: Gianloreto Carbone (durata 21’:33’’)

Quarto intervento: Alessandro Sisto (durata 6’:40’’)

Quinto intervento: Leonardo Pinto (durata 19’:17’’)

Sesto intervento: Enzo Iacopino (durata 16’:14’’)

Presentazone “Ciocchéggiusto”: video integrale (durata 1:39’:41’’)


Il libro è in distribuzione presso:
Libreria Di Giulio - Via Dante Alighieri 61 - 75100 Matera

Libreria dell'Arco - Via delle Beccherie 55 - 75100 Matera

martedì 22 novembre 2016

Ciocchéggiusto - Il nuovo libro di Mattia Solvéri alias (Nicola Piccenna)


“Un bene raro”
E di cosa poteva scrivere Nicola Piccenna, lasciando perdere, una volta tanto, notizie a querela incorporata, ognuna materiale per dieci cause che hanno il solo scopo, pare, di fargli smettere di scrivere? Di qualcosa che abbia a che fare con avvocati, tribunali, testimoni, rinvii e liturgie giudiziarie, ciocchèggiusto!
A giudicare dalla scioltezza del racconto, la naturalezza con cui si muove in quegli ambienti, si direbbe che Piccenna non solo non ne venga intimidito (come accade a me e ad altri), ma eccitato: l'aria dei palazzi di giustizia per lui è il drappo rosso del torero; se non ce lo tirassero dentro la necessità di cercare fatti degli altri e tutelare i fatti suoi, credo che ci andrebbe lo stesso. Perché? Perché sì. Sono pronto a scommettere che se ha voglia di un caffè, va nel bar dentro il tribunale e non in quello fuori; e se dice che lo fa perché il caffè lì è più buono, anche se notoriamente una ciofeca, è perché davvero gli sembra migliore, tutto un altro gusto, ciocchèggiusto!
Poi capisci la differenza: lui la legge la vede come un utensile, non strumento di giustizia; i magistrati non hanno toga, ai suoi occhi, ma gli appaiono in costume da bagno, umanità imperfetta e difettosa come tutti, spesso guastata dalla sensazione di aver potere insindacabile sulla vita degli altri. Alla fine, valutati solo e sempre per le loro azioni da uomini e donne: onesti o no, corretti o no, lodevoli per tutta la giustizia che riescono a rendere tramite le leggi a disposizione, ciocchèggiusto; condannabili per tutta la giustizia che riescono a negare, usando le stesse leggi o legalmente calpestando il loro ruolo esercitandone la funzione, ciocchènonèggiusto.
Non, ruoli, non funzioni, ma sempre e solo persone, impegnate in quella che è missione per alcuni, occasione di potere per altri, in una rappresentazione che muta il tribunale in teatro e gli officianti in attori. Con i loro difetti, i caratteri, le miserie e la nobiltà. Ognuno la sua parte; tanto che protagonista possa diventare, talvolta, una figura secondaria, un caratterista che s'impone in virtù dei propri difetti, così gridati da rendere superflui altri valori, che pure sarebbero più utili in quelle aule e quei corridoi, ciocchèggiusto, ma raro. (Pino APRILE)

SABATO 17 DICEMBRE 2016
PRESIDENT HOTEL - VIA ROMA, 15 - MATERA
10:00 UN BENE RAROPino Aprile
10:20 GIORNALISMO SOTTO PROCESSO – FEDERICA SCIARELLI
10:40 ANEDDOTI GIUDIZIARI (E NON)Nicola Piccenna – GIANLORETO CARBONE
11:00 INTERVENTI - LEONARDO PINTO – ALESSANDRO SISTO
11:30 CONCLUSIONI - Enzo Iacopino

domenica 2 ottobre 2016

“L'avvocato Ciocchéggiusto”: in uscita il nuovo libro della collana "A ruba"




L'avvocato Ciocchéggiusto”: Guida alla lettura

Il libro riprende il racconto a puntate pubblicato a partire dal settembre 2011 sul settimanale: “L'indipendente Lucano” e dedicato alle gesta giudiziarie e, soprattutto, extragiudiziarie di un avvocato immaginario in cui non è difficile scorgere una figura reale, anzi tante figure realmente esistite.
Diversamente dallo spirito della collana “A ruba”, in questo volumetto non sono riportati nomi e dati di politici, magistrati, avvocati e “quisque de populo” e, nemmeno, risultanze di indagini giornalistiche puntigliose e fastidiose. Non si tratta di un cambio di rotta e, paradossalmente, nemmeno di un cambio di genere letterario.
L'autore ha ritenuto opportuno fornire elementi ulteriori e più approfonditi di lettura delle inchieste già pubblicate nel corso di 12 anni di attività giornalistica e, soprattutto, elementi per comprendere come sia potuto accadere che un giornalista d'inchiesta sia stato costretto a seguire (da indagato o parte offesa) più di 480 procedimenti giudiziari ed 80 procedimenti disciplinari a carico di magistrati; tutto in soli dieci anni.
Dei tanti avvocati “Ciocchéggiusto” che si riconosceranno in questi racconti o che verranno riconosciuti dai lettori, ve n'è qualcuno che ha avuto un ruolo determinante nel perseguire la libertà d'informazione e coloro che hanno avuto l'ardire di scrivere delle sue gesta vere, con linguaggio continente e per fatti di pubblico interesse, senza chieder permessi e senza tributar sottomissione servile.
Questi racconti vogliono essere una testimonianza dei meccanismi mentali e pettegoli tipici delle città di provincia e delle personalità malate d'infantilismo che le popolano ma, ancor più, un monito per quel codazzo di professionisti, magistrati e codardi di ogni estrazione che all'avvocato Ciocchéggiusto tengono bordone; alzando la voce quando si sentono protetti dal branco e abbassando lo sguardo quando t'incontrano da soli.
Non è difficile immaginare cosa pensino quando le trame sono sconfitte e la giustizia trionfa. Loro, che hanno rinunciato per principio e difenderla, preferendo offenderla per poterne abusare e gli altri, i peggiori, quelli che sono stati a guardare, quelli che... danno la colpa a Lucia:
È un gran dire che tanto i santi come i birboni gli abbiano a aver l’argento vivo addosso, e non si contentino d’esser sempre in moto loro, ma voglian tirare in ballo, se potessero, tutto il genere umano; e che i piú faccendoni mi devan proprio venire a cercar me, che non cerco nessuno, e tirarmi per i capelli ne’ loro affari: io che non chiedo altro che d’esser lasciato vivere! ...Ci vuol tanto a fare il galantuomo tutta la vita, com’ho fatt’io? ...Un pochino di flemma, un pochino di prudenza, un pochino di carità, mi pare che possa stare anche con la santità ... E poi, se è cosí convertito, se è diventato un santo padre, che bisogno c’era di me? Oh che caos! Basta; voglia il cielo che la sia cosí: sarà stato un incomodo grosso, ma pazienza! Sarò contento anche per quella povera Lucia: anche lei deve averla scampata grossa; sa il cielo cos’ha patito: la compatisco; ma è nata per la mia rovina ...” (A. Manzoni - Cap. 23 – Promessi Sposi)
di Mattìa Solvéri (alias Nicola Piccenna)


p.s. per prenotare una copia del libro firmata dall'autore, effettuare un bonifico con offerta libera a Nicola Piccenna - c/o Unicredit IBAN: IT 87 E 02008 32974 023271681637 indicando nome e cognome della persona abilitata al ritiro del libro. Sarà possibile ritirare le copie prenotate in occasione delle presentazioni ufficiali della pubblicazione, previste in tutta Italia a partire dal dicembre 2016. Chi volesse ricevere il libro attraverso il servizio postale a domicilio, dovrà aggiungere un contributo di Euro 10,00 (20,00 per estero) per le spese di spedizione ed indicare l'intestatario e l'indirizzo per la consegna.




domenica 28 agosto 2016

Le mani in pasta... ed anche altrove! (Ed. ARUBA)

Caro Emilio Salierno,
Una produzione del territorio finita con la sentenza Tandoi, è il sottotitolo al tuo “pezzo” odierno (28/8/2016) che parla della sentenza Tandoi o, più propriamente, che cita la “sentenza Tandoi” quale pietra tombale della produzione di pasta a Matera, ultimo atto di una tradizione plurisecolare.
Ricordando la tua lettera di candidatura alle passate elezioni della rappresentanza regionale presso l’Ordine dei Giornalisti “…Credo che debba essere sempre prioritario non perdere di vista quali siano i doveri nei confronti dei lettori e, in genere, della comunità. Ne ho consapevolezza ed è per questo che mi sento di segnalarlo, anche in ragione del lavoro quotidiano che svolgo a Matera, da anni, nella redazione de “La Gazzetta del Mezzogiorno”, e della mia lunga attività in questo settore…” non posso fare a meno di aggiungere un commento, io che ti ho sostenuto ed ho indicato agli amici di sostenerti (come sanno in molti).
Vedi, caro Emilio, la produzione della pasta di qualità, a Matera, non è finita con la sentenza definitiva che condanna un imprenditore ed un dirigente d’azienda alla reclusione per anni uno (pena sospesa) e la ditta di Tandoi alla confisca di alcuni beni dell’opificio che fu della Cerere s.r.l.
Quella pregiata produzione è finita il giorno 9/9/2005 quando il Consorzio Agrario Regionale, in violazione del diritto di prelazione esercitato da alcuni soci/coltivatori della Cerere srl, ha ceduto alla ditta Tandoi le quote di maggioranza della Cerere stessa.
È finita il 31 agosto 2005, quando (prima che lo scempio venisse compiuto) i soci “ribelli” denunciarono alla Procura di Matera (e documentarono) il piano scellerato di Tandoi di trasformare un impianto nato e finanziato per produrre pasta di alta qualità esclusivamente prodotta con grano della Collina Materana in un semolificio che macinava anche la paglia di grano proveniente da ogni dove.
È finita quando un manipolo di operai Russi, con un permesso di soggiorno turistico, smontarono le linee di produzione della Barilla (in via Cererie a Matera) finanziate con i fondi del terremoto del 1980 e se le portarono in Russia.
È finita quando in confindustria a Matera, col placet della politica locale e nazionale e dei rispettivi rappresentanti, si avallò il piano industriale presentato da Tandoi.
È finita quando la relazione degli ispettori ministeriali che segnalava le violazioni ripetute agli obblighi ed ai vincoli del finanziamento pubblico (Europeo e Italiano) concesso alla Cerere venne ignorata dagli organi competenti preposti alla vigilanza e tutela di quei sei milioni di euro (Provincia di Matera, Regione Basilicata, Ministero delle Attività Economiche) e l’ispettore demansionato e allontanato.
È finita quando arrivò in stabilimento il grano contaminato da ocratossina e la Procura di Matera ce lo fece mangiare perché “grazie a Dio” non conteneva aflatossina!
Ma, soprattutto, è finita quando tutti gli organi di stampa, privati e pubblici, hanno taciuto sulle gravissime responsabilità che un giornale locale, IL RESTO, puntualmente documentava e denunciava, proprio per quel dovere di cui parlaVi nel tuo programma elettorale, caro Emilio.
Silenzio che continua ancora oggi, nulla di personale s’intende, perché non tu ma tutti i nomi “che contano” dell’informazione locale (nel senso che ricoprono ruoli di rappresentanza o responsabilità) hanno ricevuto negli anni e pochi giorni fa la documentazione dello scempio ma hanno inteso tacerlo.
E, allora, i nomi dei responsabili li leggiamo dagli atti anzi, li legga chi vuole e si vergogni di non darne notizia ai Lucani che, tra i peggiori lettori del mondo c.d. civile, sono i primi artefici e responsabili delle loro stesse disgrazie!


p.s. Non corrisponde al vero che i Lucani non leggono per ristrettezze finanziarie, poiché sono tra i più accaniti consumatori di lotterie e video-poker d’Italia!


giovedì 25 agosto 2016

"LE MANI IN PASTA... ED ANCHE ALTROVE!" (ed. ARUBA)

Egregi signori, Spettabile OLAF,
per anni e con pedante insistenza, a partire dal settembre 2005, avevo segnalato il piano di malversazione posto in atto da una pluralità di soggetti privati ed istituzionali italiani ai danni della società CERERE s.r.l. oggetto di un consistente finanziamento Europeo per la realizzazione di un mulino/pastificio in Matera.

Le stesse denunce, ricche di sovrabbondanti documentazioni probatorie, erano state inviate anche all'ente Provincia di Matera (responsabile della sovrintendenza e controllo del finanziamento), al Ministero delle Attività Produttive Italiano (Sottosegretario: Filippo Bubbico, Ministro: Pierluigi Bersani), alle Procure della Repubblica di Matera e Trani, alla Corte dei Conti della Basilicata.

Il Vostro ufficio "OLAF", rispose il 18/6/2010 che aveva attenzionato la vicenda e che mi avrebbe fatto conoscere gli sviluppi di questa attenzione.

Apprendo dalla stampa locale che il 9/6/2016 la Suprema Corte di Cassazione ha condannato definitivamente l'imprenditore e l'amministratore della società per malversazione disponendo la confisca di parte dei beni oggetto di finanziamento.

A questo punto, cortesemente, Vi sarei grato se potessi conoscere quali sono le attività svolte in questi anni da "OLAF".

Cordiali Saluti
Nicola Piccenna



Allego:

p.s. Ometto di allegare tutta la documentazione del caso per evitarmi travasi di bile, ma sono disposto a fornirla a chi volesse compiere il proprio dovere.